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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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25 maggio 2016

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L’abete odoroso ovvero Douglasia verde

di Giovanni Bernetti

La Douglasia è una conifera americana  capace di produrre rapidamente un ottimo legname e che per questo è stata introdotta in Europa, Italia compresa. Somiglia ad un abete, ma, a strofinargli le foglie, invece dell’odore di resina, emana un profumo di limone; di qui anche il nome di “abete odoroso d’America”. La scienza gli ha dato molti altri nomi. Originariamente era stata classificata nel genere Pinus. Quando Elie Abel Carrière si mise a riformare la sistematica delle conifere, constatò che somigliava ad una Tsuga, ma non troppo, e allora adottò il nome di Pseudotsuga. L’attributo specifico douglasii è in onore di David Douglas che, nel primo Ottocento, l’aveva diffusa negli orti botanici d’Europa. Ma precedentemente, nel tardo Settecento, la specie era stata descritta dall’esploratore Archibald Menzies, e per questo Charles François Brisseau de Mirbel gli aveva dato il nome di Pinus menziesii; motivo per cui, una professoressa portoghese di nobile prosapia (Joao Manual Antonia, Pais do Amaral Franco) ha stabilito che l’attuale nome valido è Pseudotsuga menziesii (Mirbel) Franco. Però i compatrioti americani mantennero a lungo Pseudotsuga taxifolia proposto da Nathaniel Britton professore alla Columbia University.
Mamma mia, quanto ci vuole a dare il nome ad una pianta!
Però il ricordo del Douglas (eroico collector seminum dell’Orto Botanico di Edimburgo) è rimasto nei nomi in tutte le lingue correnti: Douglasia, Douglasie, Douglas, Duglasie, ecc. I falegnami italiani chiamano il suo apprezzato legno “il douglas”. Sarebbe meglio che il nome italiano venisse usato specificando “Douglasia verde” per tenere distinta la varietà molto meno produttiva che vegeta sulle Montagne Rocciose. 
La Douglasia verde allo stato spontaneo vive in una imponente formazione che caratterizza i monti lungo la costa del Pacifico dove, assieme alle Sequoie, a Pinus lambertiana, Abies grandis ed altre, compone tutta la fascia della Foresta delle Conifere Giganti che si svolge sulle montagne che vanno dal Canada alla California: da noi questa formazione è nota anche come “Foreste dell’Oregon”. 
In Europa l’interesse per gli impianti per la produzione legnosa è venuto alla fine dell’Ottocento. In particolare, è possibile che il paese dove la possibilità dell’introduzione è stata studiata con una sperimentazione particolarmente ampia e sistematica sia stato proprio l’Italia.
La sperimentazione fu appassionatamente seguita da Aldo Pavari. Il conclamato e consolidato successo fu, poi, commentato esaurientemente, e molto bene, da Orazio Ciancio, Roberto Mercurio e Susanna Nocentini. Infine, Mario Cantiani, dopo avere misurato 115 aree di saggio, produsse una sintesi molto convincente. 
E’ assodato che la Douglasia verde trova il suo ottimo nel Sistema Appenninico su suoli silicatici fra 600 e 1200 m di altitudine, quindi su di una porzione di territorio piuttosto ampia. Da giovane cresce in altezza di 80 -120 cm all’anno; a 50 anni arriva a 35-40 metri. La sperimentazione di tutte le altre specie delle conifere giganti con cui la Douglasia verde si mescola in natura, non ha avuto successo. Questo fa pensare che le condizioni ecologiche del luogo d’origine diano solo una prima indicazione sulle esigenze della specie, mentre (come il genetista Fulvio Ducci fa notare) il successo di una introduzione dipende molto dalla plasticità della specie e in particolare dalla variabilità genetica individuale. 
Tra le conifere indigene, la specie con cui la Douglasia verde si confronta direttamente è l’Abete bianco che, rispetto alla concorrente esotica incontra l’ottimo di sviluppo in un ambito decisamente più ristretto; l’Abete, poi, è sempre molto soggetto a danni meteorici e, soprattutto, parassitari e, con l’eccezione delle popolazioni della Calabria, mostra una scarsa variabilità individuale; del resto sulla recessione dell’Abete bianco in Europa sono stati scritti fiumi d’inchiostro. Viene da dire che in questo caso la specie indigena risulterebbe meno adattata all’ambiente della specie esotica: è sorprendente la conclusione oppure è sorprendente la natura?  
La produzione di legname della Douglasia verde è circa 1,5 volte superiore a quella dell’abete; Il legno ha la stessa resistenza, ma si pialla meglio; un punto di forza è la gradevole apparenza delle travi in vista per cui il “legno di douglas” viene usato volentieri nella a costruzione di soffitte abitabili. 
La Douglasia verde, oggi, oltre che nelle sue storiche parcelle sperimentali è presente in alcuni estesi rimboschimenti in Toscana, in Romagna e in Calabria. Vicino a Firenze, l’impianto più suggestivo è quello che circonda il Santuario di Monte Senario. 
Gli inventari non riescono a dare una cifra convincente della diffusione in Italia. Orazio La Marca stima 15 mila ettari; sempre molto meno dell’Inghilterra, della Germania e della Francia che arrivano ciascuna a più o meno  300 mila ettari. E dire che nel 1966 a vedere gli impianti della Toscana vennero dalla Francia, in breve sequenza, prima un professore con l’assistente, poi un funzionario di ministero e alla fine una “pulmanata” di proprietari terrieri. 
In conclusione è successo che, mentre oltralpe fervevano gli impianti forestali di produzione finanziati dal Fond Forestier National, da noi tutto si è fermato e i campi abbandonati sono stati lasciati alla naturale evoluzione spontanea. Si possono dare molte colpe. Ma il fondamento sta nella nostra assoluta incrollabile fede nell’eterna assoluta e gratuita crescita della società opulenta. La selvicoltura è un’arte basata sulla previdenza; se cascano i motivi di essere previdenti non c’è più bisogno di selvicoltura. 


Fragrant fir or rather Douglas fir
The Douglas fir is an American conifer that rapidly produces very good timber, the reason it was introduced into Europe, including Italy. It looks like a fir but if you rub the leaves instead of smelling of resin, it smells like lemon hence the name “fragrant American fir”. Science has given it many other names. Originally it was classified as a Pinus. When Elie Abel Carrière began to reform the conifer systematics, he noticed it resembled a Tsuga, but not exactly so it adopted the name Pseudotsuga. The specific attribute douglasii is in honor of David Douglas who, in the early 19th century, had spread it in the botanical gardens in Europe.
Among the indigenous conifers, the species to which the Douglas fir directly compares is the silver fir that, in comparison with its exotic competitor, develops optimally in a more limited environment. The fir, moreover, is always very prone to weather damage and especially damage from parasites. The Douglas fir timber production is 1.5 times greater than that of the fir. Its timber has the same resistance but it is easier to plane. One of the strong points of “Douglas timber” is its pleasing appearance for use as exposed beams, and has become the standard for use in constructing habitable lofts.


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