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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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14 ottobre 2015

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Dal Glaciale al postglaciale: recenti acquisizioni sulla cryopedologia

di Michele Freppaz

Nel 1946 Kirk Bryan, famoso geomorfologo americano, in un articolo pubblicato nell’American Journal of Science, introduce il termine cryopedologia per indicare lo studio dei suoli a permafrost e soggetti all’intensa azione del gelo. Il permafrost è un substrato la cui temperatura permane al di sotto degli 0°C per almeno due anni consecutivi, non necessariamente con presenza di massa d’acqua congelata. Complessivamente le aree a permafrost occupano circa il 24% delle terre emerse nell’Emisfero Nord. La maggior parte del permafrost è localizzato nelle regioni Artiche ma è presente anche nelle regioni montuose più elevate delle medie latitudini come le Alpi. In maniera sporadica il permafrost può trovarsi anche a quote relativamente basse (1300-1500 m slm), in versanti costituiti da blocchi di roccia attraverso i quali può originarsi una particolare circolazione d’aria in grado di raffreddare il substrato. Tali siti, spesso caratterizzati dalla presenza di suoli organici e foreste “pigmee”, sono stati sfruttati dall’uomo mediante la costruzione di “cantine fredde” per la conservazione degli alimenti. Le temperature del suolo che si raggiungono in questi siti sono paragonabili a quelle che si registrano ad esempio nelle regioni himalayane a quote intorno ai 5000 m slm. 
Tra le manifestazioni più affascinanti del permafrost ad elevata latitudine e nelle aree periglaciali alpine vi è sicuramente il “patterned ground”, e cioè la genesi di forme geometriche quali ad esempio i cerchi di pietra nelle aree pianeggianti e le strisce nelle aree a maggiore pendenza. Tali forme sono originate all’alternanza di cicli gelo/disgelo nel suolo, in grado di separare il materiale più grossolano dal materiale fine ed organizzarlo in precise forme geometriche. Nel caso dei cerchi di pietra, le caratteristiche dei suoli variano in maniera significativa in uno spazio ridotto, con la presenza di un contenuto maggiore di sostanza organica nei bordi e la presenza di orizzonti meno evoluti nella parte centrale. Tali strutture poligonali sono state osservate anche alle medie ed alle elevate latitudini marziane. 
Il permafrost delle regioni montuose (permafrost montano) è caratterizzato da una elevata variabilità spaziale che rende il suo studio estremamente complesso. La presenza di suoli a permafrost ad esempio è fortemente condizionata dalle caratteristiche del manto nevoso, in grado di influenzare  in maniera significativa il regime termico dei suoli, sia per la modificazione del bilancio radiativo dovuta all’albedo, sia per l’effetto isolante, in quanto la neve ha in genere una bassa conducibilità termica ed è quindi in grado di impedire la perdita di calore dal suolo e conseguentemente il suo raffreddamento. Ne deriva che la formazione del permafrost è generalmente favorita nelle aree caratterizzate da un ridotto spessore del manto nevoso, originate ad esempio dall’erosione e trasporto della neve ad opera  del vento. 

Foto: Cerchi di pietra nelle Alpi Nord Occidentali Italiane

L’articolo è tratto dalla relazione svolta dal prof. Freppaz al workshop su “La Scienza del suolo tra passato, presente e futuro”, che si è svolto all’Università ca’ Foscari di Venezia lo scorso 28 settembre (v.Georgofili INFO, http://www.georgofili.info/evento.aspx?id=2243) e nel quale è stato ricordato il contributo scientifico e il lavoro svolto per tutta una vita dall’accademico emerito Prof. Fiorenzo Mancini,  scomparso nell’ aprile 2015. (v.Georgofili INFO , http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=2291)


From the Ice Age to the Post-Ice Age: recent acquisitions on cryopedology

In 1946, the famous American geomorphologist Kirk Bryan published an article in the American Journal of Science that introduced the term “cryopedologia” to indicate the study of soils in permafrost and subject to intense freezing. Permafrost is a substrate whose temperature remains below 0°C for at least two consecutive years, not necessarily with the presence of ground ice. Altogether permafrost areas occupy about 24% of dry land in the Northern Hemisphere. Most permafrost is located in the Arctic region, but is also found in the higher mountainous regions of the middle latitudes like the Alps.





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