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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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08 ottobre 2014

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L'ortaggio dei faraoni ha buone prospettive per la produzione in quarta gamma

La molokhia (Corchorus olitorius L.)  è una pianta originaria delle zone tropicali e subtropicali dell’Asia e del subcontinente indiano. Appartiene alla famiglia delle Malvaceae, genere Corchorus. La coltivazione di specie appartenenti al genere Corchorus è comune per uso industriale in India e negli stati limitrofi per la sua caratteristica fibra tessile, da cui si ricava la iuta. Tuttavia, in molte zone dell’Africa e dell’Asia la Molokhia è coltivata per il consumo umano come ortaggio da foglia. In Egitto e in tutto il medio oriente, la pianta è conosciuta con il nome comune di molokhia ed è consumata in zuppe di accompagnamento e fa parte dei piatti tradizionali della cultura araba e africana. In Asia, oltre a essere consumate per l’alimentazione umana assumendo nomi diversi da regione a regione, le foglie sono utilizzate nella preparazione di rimedi tradizionali per curare disturbi cardiaci, all’apparato digerente e urinario. I suoi effetti diuretici e antinfiammatori si sposano con interessanti proprietà nutrizionali: elevati livelli di polifenoli e vitamine. La pianta ha notevoli capacità antiossidanti e antinfiammatorie ed è per questo considerata una pietanza salutistica in tutte le comunità in cui viene consumata.
Data la rusticità della pianta, la coltivazione è generalmente effettuata in suolo nei Paesi di origine utilizzando tecniche agronomiche tradizionali. L’applicazione di tecniche intensive come l’idroponica,  per la sua coltivazione ha evidenziato ottime prospettive di sviluppo per ricavarne un prodotto innovativo di quarta gamma per il mercato europeo. La possibilità di coltivarla in coltura protetta, infatti, permette di superare lo scoglio delle richieste calorimetriche. D’altra parte, la molokhia è una pianta tropicale e ha una crescita ottimale intorno ai 28 gradi, come evidenziato in prove sperimentali condotte presso il Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali dell’Università degli Studi di Milano durante 2 cicli colturali nel periodo aprile-maggio e maggio-giugno. Potenzialmente i cicli colturali possono essere ripetuti in Italia fino a un numero totale di 5/6: da aprile a settembre considerando la velocità di crescita (un mese circa) e l’uso del prodotto, ossia destinato al mercato degli ortaggi baby leaf. 
Seppure questi risultati siano preliminari, aprono interessanti prospettive per la commercializzazione. Le rese ottenute su scala sperimentale nelle serre universitarie si aggirano intorno ai 2 kg/m2, utilizzando una soluzione nutritiva commerciale. Considerando la novità dell’applicazione della tecnica su una pianta attualmente non coltivata in Europa a scopi alimentari, è possibile ipotizzare un ampio margine del miglioramento delle rese, ottimizzando i costi della fertilizzazione in relazione alla produzione.
La coltivazione di questa pianta apre spiragli interessanti per intercettare la domanda di nuovi prodotti ad alto valore aggiunto in Italia e negli altri paesi dell’Unione Europea per quanto riguarda le proprietà salutistiche. Inoltre, in un mercato europeo sempre più multiculturale, la domanda di prodotti tradizionali freschi per i ristoranti etnici e per il consumo dei cittadini emigrati da Asia e Africa, in particolare dal Medio Oriente e dal Nord Africa, comporterebbe una possibile risposta alla contrazione dei consumi.


Da: Intersezioni.eu, 24/09/2014




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