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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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08 ottobre 2014

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I droni aiutano l’agricoltura dal cielo

I droni, cioè i mini-aerei robot inventati per scopi militari (ma che ora stanno dilagando in tutti i settori), si candidano a dare una mano anche a chi lavora nei campi. I possibili utilizzi verranno esplorati nel convegno «Droni in agricoltura: applicazioni, risultati, vantaggi» in occasione dell’evento Dronitaly il 24 e il 25 ottobre a Milano (www.dronitaly.it). 
È il Prof. Tommaso Maggiore, accademico georgofilo già ordinario di Agronomia Generale e Coltivazioni Erbacee all’Università di Milano, a introdurre i prossimi scenari delle professioni legate alla terra: «In futuro tutta l’agricoltura sarà di precisione, ovvero “site specific”: un’agricoltura che grazie alle migliori tecnologie garantisce un notevole risparmio sui costi dell’attività e anche un minor impatto sull’ambiente. E i droni sono l’ago della bilancia, visto che ogni singolo appezzamento potrà essere studiato e controllato in tempo reale e venire trattato di conseguenza con la sensoristica in HD imbarcata dai Sapr - Sistemi aerei a pilotaggio remoto, nome tecnico dei droni. Fino a ieri si sarebbe trattato tutto il campo, oggi invece si limita l’azione solo dove serve, visto che la trattrice è in grado di ricevere con tecnologia Gps la mappa della rilevazione appena effettuata dal drone». 
L’utilizzo dei droni in agricoltura non avrà limiti: “Sono validi per ogni di tipo di coltura e per tutte le aziende agricole. Per ora, nelle culture erbacee funziona meglio che in quelle arboree, come il vitigno: in questo caso, vista la morfologia dei tralicci, l’occhio tecnologico dei Sapr incontra più difficoltà ma è un problema che verrà risolto. Il drone diventerà prezioso nella lotta agli infestanti: nelle culture del mais nel Mantovano i coltivatori hanno usato un quadricottero “unmanned” per spargere site specific capsule con ovature di imenottero, un parassita che si nutre delle uova della piralide, altro parassita che affligge gravemente queste colture. L’operazione è stata rapida e micro-invasiva per l’ambiente, con costi eccezionali e senza problematiche legate alle condizioni meteo». 


Da: Lastampa.it, 3/10/2014

 
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