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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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17 settembre 2014

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L'urbanistica, la pianificazione e il paesaggio agrario

di Francesco Gurrieri *

L’ Accademia dei Georgofili ha aperto un serio dibattito sul paesaggio “toscano”, sui problemi della sua conservazione e sulla libera imprenditorialità della olivicoltura e della viticoltura. Meritoriamente, da anni ha promosso incontri di studio specialistici sul problema, ponendo a confronto gli addetti ai lavori e i tecnici preposti alla redazione dei “piani strutturali” e dei “regolamenti urbanistici”. 
Per avvicinarci responsabilmente al problema, tenendo lontano approssimazione professionale ed emotività, credo che occorra riandare alla radice del contendere. Radice che, purtroppo, si è dimenticato, sta anche nella querelle sul distinguo disciplinare (e ideologico) tra urbanistica e pianificazione urbanistica. Già alla fine degli anni Settanta, nelle facoltà di architettura, si profilò e poi si determinò un allontanamento dall'insegnamento dell'urbanistica quale disciplina che studiava la formazione, la trasformazione e il funzionamento dei centri abitati, proponendone il rinnovamento e la crescita. La progressiva politicizzazione della materia – propria di quegli anni – introdusse la pianificazione, come “centralizzazione delle scelte strategiche del sistema economico”; concetto traslato, tout court, al territorio, da cui la “pianificazione territoriale” di cui si caratterizza l'ultimo PIT (Piano di indirizzo territoriale) della Toscana, di cui si discute in questi giorni. Ora, a prescindere dal fatto che, tanta specificazione sull'uso del suolo – che ha fatto imbestialire i viticultori – dovrebbe afferire alla normativa di un regolamento urbanistico o al PTC (piano territoriale di coordinamento) intermedio, sembra oggettivamente azzardato che una indicazione di uno strumento generale possa andare oltre a delle “raccomandazioni” da confrontare con la libera attività produttiva sui suoli. Si vuol dire che la passione “paesaggistica” (su cui regna altra non poca confusione disciplinare) troppo spesso confligge con le necessarie innovative tecniche di coltura: soprattutto nella viticoltura, come giustamente richiama e sintetizza in una sua recente nota Franco Scaramuzzi. 


Tratto da: La Nazione, 11/09/2014



* Francesco Gurrieri è Professore Ordinario di Restauro dei Monumenti all’Università di Firenze. Architetto, è tra i più attenti protagonisti del dibattito nazionale ed internazionale sui non facili problemi della conservazione dei beni culturali e ambientali. Già Preside della Facoltà di Architettura di Firenze (1995-2000), Presidente Classe “Architettura” dell’Accademia Arti del Disegno di Firenze, Presidente ARSPAT (Associazione Restauro del paesaggio, Ambiente e Territorio).


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Commenti

Fabrizio Cembalo Sambiase - inserito il 17/09/2014

pienamente d'accordo. Che dire allora del PUT (Piano Urbanistico Territoriale) della Penisola Sorrentina, ormai datato. Non si capisce se per tutelare il paesaggio , cosa giusta, tuteli la tecnica colturale dei limoneti o la presenza della coltivazione dei limoneti. In un recente diniego fanno riferimento che la coltivazione con pali di castagno e Pagliarelle è tipica dell'aeria fin dalla metà degli anni settanta del 1800.

Vittorio Frescobaldi - inserito il 17/09/2014

Mi interesserebbe l'articolo delProf Gurrieri per intero, E' disponibile?

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