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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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30 luglio 2014

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Gli alberi in città valgono molto di più di quanto costano

di Francesco Ferrini

Gli alberi sono il bene principale delle nostre città. Questa affermazione può sembrare ovvia ma, mentre i costi di gestione e gli eventuali danni attribuiti agli alberi sono ampiamente noti, i benefici che essi forniscono sono spesso poco conosciuti o sottostimati. 
Negli ultimi anni il numero di alberi in molte città è generalmente diminuito, in particolare con la perdita di spazi aperti di proprietà privata. In uno scenario di cambiamento climatico, è preoccupante che gli spazi aperti pubblici e privati siano minacciati dalla “riqualificazione urbana” e dallo sviluppo, che mettono a rischio la sostenibilità a lungo termine. In molte di queste situazioni non vi è sufficiente spazio (sia per l’espansione della chioma, sia, soprattutto, per la sviluppo di un adeguato apparato radicale) per l'impianto di alberi di grandi dimensioni e così le opportunità per massimizzare il ruolo della vegetazione nel migliorare l'effetto isola di calore, stoccare la CO2, abbattere la concentrazione d’inquinanti (specialmente PMx), ridurre la velocità del vento, proteggere gli edifici e, conseguentemente, ridurre il consumo di energia, sono notevolmente ridotte. Non solo: la regolazione del clima, la gestione delle piogge violente, la purificazione dell’acqua e l’incremento della biodiversità ne risulterebbero penalizzate.
È perciò naturale interrogarsi non solo riguardo alla fattibilità economica di certe politiche di sviluppo, se così le possiamo chiamare, ma anche sulla loro sostenibilità ambientale a lungo termine. Gli alberi forniscono, infatti, numerosi servizi economici ed ecologici per la società. Si tratta di servizi ecosistemici che giustificano l’investimento di risorse come il lavoro, l'energia e l'acqua; questi servizi sono i contributi diretti e indiretti degli ecosistemi al benessere umano e sostengono direttamente o indirettamente la nostra sopravvivenza e la qualità della vita. 
A differenza del capitale economico e del capitale umano, il capitale naturale non ha sistemi dedicati di misura, monitoraggio e segnalazione. Questo è sorprendente data la sua importanza, non solo per i “classici” servizi ecosistemici summenzionati, ma anche per la possibilità di creare posti di lavoro e per il contributo allo sviluppo economico futuro. Dicendo questo, abbiamo solo scalfito la superficie di ciò che gli alberi possono offrire. Una buona governance e le politiche decisionali che interessano le persone e che prevedono l'utilizzo di fondi pubblici devono perciò essere obiettive, equilibrate e trasparenti. L'accesso alle informazioni giuste e al momento giusto è fondamentale per una politica coerente di trade-off, una situazione che implica una scelta tra due o più possibilità, in cui la perdita di valore (in questo caso una spesa) di una costituisce un aumento di valore in un'altra. Una migliore comprensione e una misurazione quantitativa dei servizi ecosistemici è necessaria per supportare valutazioni politiche integrate. L’informazione su questo argomento è aumentata notevolmente negli ultimi anni, così come l’interesse verso di esso e i nostri decisori hanno adesso la possibilità di spiegare al cittadino che le risorse impiegate non sono perse, ma rappresentano un investimento che produce profitti comuni, poiché alberi e aree verdi forniscono un reddito (anche misurabile utilizzando i modelli a disposizione), che è largamente superiore al costo necessario per il loro impianto e mantenimento (il rapporto benefici/costi oscilla fra 1,3 a 1,9 su scala mondiale, ma certi modelli riportano benefici fino a 3,07; quindi a fronte di un euro investito nel verde, ne rientrano annualmente da 1,3 a 3,07). In conclusione, in qualsiasi calcolo completo ed equo, gli alberi in città valgono molto di più di quello che costano. 
È un vero peccato che la maggior parte dei cittadini (e non solo) pensino ai nostri parchi, giardini e paesaggi urbani solo in termini di estetica o, peggio ancora, solo in termini di costo e problemi. Seppur non ci siano dubbi sul valore ornamentale e siano conosciuti i potenziali inconvenienti, questo non deve mascherare le molteplici, e sicuramente più importanti, funzioni che essi servono nelle nostre città in termini di benefici economici e ambientali. È perciò chiaro che se tutti (cittadini, politici e tecnici ) fossimo consci dell’importanza della pianificazione e realizzazione di aree verdi e della presenza degli alberi in particolare, potremmo assicurare una loro efficacia (riuscire a raggiungere gli obiettivi prestabiliti) e un’efficienza (a parità di risultati, riuscire a raggiungerli con il minor dispendio di risorse possibile) maggiori nel miglioramento dell’ambiente. 
In ultimo, credo sia quasi pleonastico sottolineare che ciò deve avvenire incaricando le giuste personalità tecniche senza lasciarle influenzare dalle spinte politiche e/o emozionali. “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo”, questa frase di Henry Ford credo sintetizzi pienamente quello che è lo scopo fondamentale in un settore, come quello del verde urbano dove la discussione e il confronto costituiscono la linfa vitale, anche e soprattutto quando le opinioni non coincidono. È la diversità di idee che stimola il confronto, fa crescere il dibattito e, di conseguenza, il settore stesso. Nonostante ci siano numerose e importanti criticità, è bene guardarsi dall’uniformità, dal conformismo o, peggio ancora, dal dogmatismo. In una società come la nostra la ragione non deve mai addormentarsi, né rinunciare a interrogarsi e ad interrogare. In caso contrario, il settore non cresce e non si evolve e gli alberi continueranno a essere visti come un costo e non come una risorsa fondamentale. 


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Commenti

ALESSANDRO CHIUSOLI - inserito il 30/07/2014

Sono pienamente d'accordo con te, ma come ben sappiamo il parere dei tecnici e dei ricercatori è disatteso dai politicanti che cercano consensi dalla maggioranza di coloro che credono nel valore estetico e ignorano i principali vantaggi della vegetazione nelle città. E' una storia vecchia ma porto un piccolo esempio: negli anni '70 dello scorso secolo a Bologna morirono buona parte degli ippocastani nei viali di circolazione a causa della immissione del metano al posto del gas illuminante nelle tubazioni decotte di inizio secolo e dei danni da traffico. Venne istituita una commissione tecnica di cui facevano parte il Prof.Goidanich e tanti colleghi tra cui Umberto Bagnaresi,Gilberto Govi,ecc (me compreso), consigliammo l'assessore a non sostituire gli ippocastani con alberi della medesima specie illustrando gli svantaggi di quella ed i vantaggi di altre soprattutto nei confronti della lotta all'inquinamento. I consigli vennero disattesi perché il politicante ritenne la "memoria storica" più importante delle indicazioni scientifiche. Appena 20 anni dopo la stampa ogni estate segnala la "misteriosa" malattia degli ippocastani che in piena estate si defogliavano "misteriosamente".

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