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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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09 aprile 2014

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Gardini (Confcooperative): è arrivato il momento di distinguere il Made in Italy

A Bologna si e' inaugurato oggi il 207° anno accademico dell'accademia nazionale dell'agricoltura dedicato al tema: "L'agricoltura che verrà, idee e proposte per la competitività e l'affermazione del Made in Italy".
Dopo la relazione del presidente Giorgio Cantarelli Forti, la prolusione inaugurale e' stata svolta da Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative e accademico ordinario. “In primo luogo - ha affermato - occorre porre  attenzione all'effetto tempo sulle politiche: oggi occorrono politiche di breve periodo per l'agricoltura italiana ed europea, visto il repentino cambiamento a cui siamo sottoposti nei nostri giorni". E’ necessario quindi "un approccio completamente diverso dal passato perché le politiche erano giuste ma il fattore tempo ha giocato a sfavore", ha aggiunto. L'Italia "dovrà produrre qualità accessibile a fasce di consumatori sempre più ampie. Per fare questo occorre investire in ricerca ed innovazione, elementi chiave per essere competitivi”.  Per il presidente della Confcooperative, inoltre, "e' arrivato il momento di distinguere il Made in Italy dal 100% italiano e, ancora meglio, tre volte italiano, fatto in Italia, con materia prima italiana e prodotto da una azienda con capitali italiani che non trasferisce all'estero valore aggiunto". Infine, e' necessario intensificare la lotta alla contraffazione e delineare strategie contro l'italian sounding.

Da Agrapress, 7/04/2014

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Commenti

Giovanna Serenelli - inserito il 13/04/2014

Ottime parole: ‘e' arrivato il momento di distinguere il Made in Italy dal 100% italiano e, ancora meglio, tre volte italiano, fatto in Italia, con materia prima italiana e prodotto da una azienda con capitali italiani che non trasferisce all'estero valore aggiunto". Infine, e' necessario intensificare la lotta alla contraffazione e delineare strategie contro l'italian sounding’ E speriamo non restino solo parole. Sull’affermazione ‘.L'Italia "dovrà produrre qualità accessibile a fasce di consumatori sempre più ampie.”, mi pongo una domanda. Quanta ampiezza? Non può trattarsi di un’ampiezza infinita, se si vuole rispettare in primis la produttività dei suoli, né se si vuole produrre ‘qualità’. In alcune regioni italiane produttrici di olio pregiato si trovò, tempo fa, il modo di incrementarne la produzione con importazioni dall’estero. Sarà un ampliamento di fasce di consumatori realmente sostenibile?

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