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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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29 gennaio 2014

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Un progetto per il futuro delle imprese agricole

di Dario Casati

Progettare il futuro, ricercare ed attuare un insieme di iniziative per restituire prospettiva all’agricoltura non è facile, il settore è in serie difficoltà: prezzi in costante flessione; costi dei mezzi di produzione in rialzo; tassazione che imperversa; oneri burocratici in aumento; concorrenza in espansione; sostegno Pac sempre più striminzito. In queste condizioni parlare di produttività, di competitività, di investimenti nell’innovazione sembra la classica ricetta in cui alla buone parole non si aggiunge nulla di propositivo. Alla domanda se davvero  l’agricoltura abbia  esaurito la sua funzione e si prospetti un futuro senza di essa diamo una risposta di segno opposto. L’agricoltura ha grandi meriti e, soprattutto, quando un certo tipo di confusione si sarà dissolto, dovrà far fronte a enormi responsabilità per il nostro paese e per l’umanità. 
Occorre intervenire sin d’ora con quello che sin qui è mancato: un progetto per l’agricoltura che deve trovare consistenza, consenso e spazio per essere realizzato  e che richiede un insieme di proposte per favorire  la ripresa agricola, un aiuto non trascurabile a quella generale con un effetto leva molto rilevante.   
Perché ciò avvenga occorre spostare in avanti tutte le frontiere che la circondano e la soffocano, ad esempio operando su alcuni aspetti.
Agendo sulle strutture produttive, ampliandole, e sui fattori di produzione, incrementandone l’impiego per ridurre i costi, razionalizzare produzione e organizzazione, eliminare le barriere di accesso alle tecnologie, favorire gli investimenti che accrescano la produttività.
Favorendo la diffusione delle conoscenze scientifiche e il trasferimento delle tecnologie e dell’innovazione.
Adeguando il quadro istituzionale, con una  reale mobilità del fattore fondiario che si dibatte in situazioni ambigue nei rapporti  proprietà/impresa legati ad un modello ideologico superato e inefficiente. 
Semplificando l’accessibilità al credito a condizioni competitive con gli altri settori e agricolture.
Ampliando il potere contrattuale, con l’entrata diretta nel mercato, concentrando l’offerta, assumendo rischi, per  acquisire maggiore valore aggiunto.
Aumentando l’attenzione al consumatore e ai modelli di consumo per le conseguenze sull’offerta agricola.
Favorendo un rapporto più stretto con le sedi delle Politiche,  rafforzando la rappresentanza nella formazione della politica economica e agraria; contribuendo alla posizione del paese e alla sua autonoma capacità d’azione; rafforzando il ruolo del settore nelle sedi di elaborazione di provvedimenti sanitari, urbanistici, annonari, commerciali che incidono sull’agricoltura.
La sfida per creare e rafforzare le condizioni per un futuro tanto difficile quanto necessario per il paese si rivela  ampia. Non bastano gli imperativi: “produrre, innovare, competere”, serve quello che da decenni non si fa: una rilettura della concezione dell’economia e della società e una riflessione sulle basi stesse dell’agricoltura. Ma poi occorre un progetto che passi dalle analisi alla realizzazione delle proposte. 
È un cammino arduo, da imboccare con determinazione e chiarezza di intenti, ma è una sfida essenziale per l’agricoltura e per la società.   

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Commenti

Ettore Cantù - inserito il 03/02/2014

come sempre incisivo e sintetico. Perchè non si esprimono le organizzazioni dei produttori invece di blandire i consumatori o guardare l'agricoltura col binocolo rovesciato?

Lapo Casini - inserito il 29/01/2014

Ritengo utilissima e anzi prioritaria questa Sua sollecitazione. Nel passato i programmi e i piani hanno in realtà quasi coperto la vera carenza: la mancanza di quella che gli inglesi chiamano vision. L'agricoltura ha stentato come altri settori del resto in quanto dis-integrata da una visione strategica complessiva e di settore. Il patto con la collettività prima di tutto italiana è la cornice in cui ha senso azionare anche le leve della modernizzazione e della produttività: ma a condizione - appunto - di risollevare una domanda prima di tutto culturale e progettuale e poi anche commerciale interessata fortemente al prodotto "agricoltura".

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