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16 ottobre 2013

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Le conseguenze della guerra civile sulla produzione alimentare in Siria

di Alessandro Bozzini

La televisione e la stampa nazionali ed internazionali riportano quasi ogni giorno quanto da due anni sta avvenendo in Siria, con prevalente riferimento a quanto avviene nelle città. Crediamo opportuno informare anche di quanto sta avvenendo nelle zone rurali di questo martoriato Paese. La Siria si estende per 180 mila Km2, con un terreno agrario di solo 1 milione e 200 mila ettari, che già può essere considerato insufficiente per nutrire 20 milioni di abitanti (600 metri quadri di terreno agrario per persona!). 
Due anni di guerra civile hanno drasticamente ridotto la produzione dei cereali di base e dei prodotti orticoli e frutticoli del Paese, anche con la distruzione di vari impianti di irrigazione, assolutamente necessari in un’area prevalentemente desertica e subdesertica.
Una missione delle Nazioni Unite si è recata  in alcune aree rurali presso Damasco e nelle province di Homs e Dara per una valutazione della situazione produttiva agraria ed alimentare di tali zone. Non è ancora disponibile il resoconto di quanto constatato nelle aree visitate, comunque è chiaro che il conflitto interno ha menomato le infrastrutture praticamente in tutti i settori economici e produttivi. Se la guerra civile continuerà, è evidente che anche la riabilitazione delle aree rurali e delle coltivazioni sarà sempre più difficile, considerando che quasi la metà della attuale popolazione siriana vive nelle aree rurali e di questa, oltre l’80% vive di agricoltura.
Certo non è facile stimare correttamente le perdite di produzioni e di strutture produttive avvenute nel Paese. Alcune stime, di difficile controllo quanto all’esattezza dei dati, affermano che la produzione dei cereali (prevalentemente grano ed orzo) sia dimezzata (da 4 - 4,5 milioni di tonnellate a meno di 1,5 milioni). Anche le produzioni orticole, frutticole ed olivicole sono diminuite in varie aree particolarmente coinvolte nel conflitto. 
Si è anche stimato che, in alcune aree, meno della metà degli agricoltori hanno potuto raccogliere i prodotti ottenuti sia per problemi di sicurezza personale che per la mancanza di carburanti. Inoltre i fertilizzanti, le sementi ed i pesticidi non sono ormai facilmente disponibili. 
Anche parte delle vaste aree subdesertiche normalmente usate per il pascolo brado degli erbivori domestici sono considerate inagibili ed insicure. Quindi anche i vari prodotti zootecnici risultano molto scarsi, considerando che anche l’importazione di tali prodotti è costosa e difficile. Anche l’allevamento del pollame, già molto diffuso in varie aree del Paese, risulta essere molto limitato, per la distruzione delle fattorie, degli impianti e per la carenza di mangimi.
Le conclusioni sono molto amare: se il conflitto dovesse durare ancora alcuni mesi l’agricoltura del Paese sarebbe sempre più compromessa e non più in grado di fornire i necessari alimenti non solo agli abitanti delle aree urbane ma anche agli abitanti delle zone rurali, perché i prodotti alimentari scarseggiano ormai anche nelle campagne. 
Infatti anche le popolazioni rurali si trovano in gravi difficoltà, sia alimentari che di sicurezza, anche perchè gli armati di ambedue i settori contendenti sono alla ricerca di alimenti, ormai non più disponibili nelle città e quindi ricercati nelle aree rurali, rendendo la vita sempre più difficile anche in tali zone.
Non resta che concludere che diviene sempre più necessaria la sospensione delle ostilità per permettere la sopravvivenza di una Nazione ormai in gravissime difficoltà. 
L’aumento della carenza di alimenti potrebbe inoltre incrementare ulteriormente il numero già molto elevato dei siriani rifugiati nei Paesi confinanti ed in Europa. 
Certamente soltanto alla fine del conflitto si potrà avere una valutazione valida delle conseguenze di questa guerra civile sulla popolazione, sulle strutture operative, sull’agricoltura e sull’economia della Siria.

FOTO: www.voyagesphotosmanu.com  

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