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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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26 giugno 2013

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I concimi derivanti dal recupero dei residui di lavorazione del cuoio e delle pelli conciate

Si è svolta a Roma l’11 giugno u.s. una giornata di studio, organizzata dalla Sezione Centro-Ovest dell’Accademia dei Georgofili in collaborazione con il Centro Scientifico Italiano dei Fertilizzanti (CIEC), nella quale è stato fornito un quadro aggiornato e approfondito della materia, attraverso una serie di relazioni tenute da qualificati esperti e professionisti del settore.

di Paolo Sequi

Da oltre un secolo si è scoperta la possibilità di aumentare la qualità del cuoio e delle pelli mediante la concia, che ne aumenta la resistenza a qualunque deterioramento e pertanto le rende adatte alla produzione di articoli industriali. La concia viene effettuata con il cromo, un metallo che si lega alle proteine delle pelli che risultano indefinitamente più stabili e idonee alla lavorazione. I residui delle pelli e del cuoio sono stati utilizzati per la produzione di fertilizzanti e a tale scopo sono stati studiati molti processi di idrolisi. E’ necessario sottolineare che, negli idrolizzati, il cromo mantiene stabili i legami con le sostanze proteiche delle pelli, conferendo ai concimi le proprietà di un rilascio condizionato alle esigenze vegetali che rendono questi fertilizzanti unici e apprezzati in tutto il mondo.
E’ noto che il cromo non comporta alcun pericolo per l’ambiente, perché quando le proteine vengono utilizzate si legano ai componenti inorganici e organici del terreno e ne rendono impossibile l’ossidazione da trivalente a esavalente, che sarebbe, per più motivi, dannosa e pericolosa. Il fatto che il cromo non costituisca alcun pericolo è scientificamente provato, anche se viene a volte negato da chi appare talvolta interessato a motivi poco ambientali.
In realtà si tratta di concimi che hanno riscosso un grande e meritato successo in tutti i paesi dove sono stati impiegati, soprattutto per le caratteristiche agronomiche non comuni e per la varietà dello loro funzioni; tutto questo si deve all’evoluzione degli attuali processi produttivi, che conferiscono loro caratteristiche assolutamente non comuni. Nella legislazione internazionale che li riguarda si possono trovare disparità di atteggiamenti nei loro confronti. 
In Italia, un comprensorio tipico per la produzione nazionale di cuoio e pelli, ovvero quello toscano della zona di S. Croce sull’Arno, si è saputo organizzare per riutilizzare completamente, in agricoltura, anche i fanghi proteici prodotti attraverso un moderno impianto di depurazione. 

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