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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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19 giugno 2013

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Calabroni “vecchi” e “nuovi”

di Santi Longo

Le due specie di calabroni note da tempo in Europa, per i problemi creati alla frutticoltura e all’apicoltura, sono Vespa crabro e Vespa orientalis; quest’ultima diffusa nelle aree meridionali. Le vespe operaie, con le potenti e denticolate mandibole, lacerano i frutti maturi per alimentarsi dei succhi zuccherini che gemono dalla polpa, sui quali accorrono le api che, pur non essendo in grado di intaccare la buccia, vengono ingiustamente accusate dai frutticoltori. Le larve delle vespe sono carnivore e vengono alimentate con i muscoli degli insetti (soprattutto Afidi, Lepidotteri, Ditteri e Imenotteri) che le operaie predano incessantemente. Particolarmente ricercate, in estate, sono le api che catturano in volo, sui fiori o, più spesso, nei pressi dell’alveare. In Sicilia, le api mellifere ligustiche cadono spesso vittime delle vespe orientali, mentre le api mellifere siciliane mettono in atto più efficaci sistemi difensivi e riducono i voli nelle ore più calde del giorno durante le quali le vespe sono più attive in quanto il loro tegumento, come dimostrato da ricercatori israeliani, è capace di assorbire il 99% delle radiazioni solari trasformandole in energia come dei veri e propri pannelli solari. Recentemente è stata segnalata in Liguria la presenza di una terza specie di calabrone di origine asiatica descritta da Lepeletier nel 1836 come Vespa velutina; si tratta della medesima sottospecie, nigrithorax, introdotta nel sud della Francia circa un decennio addietro e che è ormai diffusa fino in Belgio e la cui presenza è stata segnalata anche in Spagna e in Gran Bretagna. La regina di V. velutina ha dimensioni corporee (25-35 mm) più ridotte rispetto alla più colorata V. crabro ma simili a quelle di V. orientalis dalla quale è facilmente differenziabile per il colore nero del torace. I calabroni sono insetti sociali caratterizzati dal polimorfismo di casta, con femmine feconde, femmine sterili (operaie) e maschi, che vivono in società matriarcali annuali, fondate da femmine feconde che hanno svernato in ripari vari. In primavera esse riprendono l’attività e, dopo essersi alimentate lambendo liquidi zuccherini, iniziano la costruzione del nido utilizzando “cartone” ottenuto impastando, con la saliva, fibre vegetali finemente triturate con le mandibole. Nelle prime celle esagonali esse depongono le uova e allevano le larve che, superata la fase pupale, dopo circa un mese e mezzo si trasformano in vespe adulte. Si tratta di femmine sterili che sostituiscono la madre nello svolgimento delle attività necessarie alla vita della famiglia: ingrandiscono il nido, procacciano il cibo e nutrono le larve sorelle e la madre, la quale si dedica esclusivamente all’ovideposizione e secerne i feromoni che regolano le attività delle figlie operaie. Il ruolo ecologico delle vespe non è da considerare del tutto negativo in quanto predano numerosi insetti nocivi alle colture e contribuiscono al mantenimento dei dinamici equilibri biologici. Il problema posto dall’arrivo della nuova specie è ancora da valutare poiché, trattandosi di un elemento estraneo alla biocenosi tenterà di occupere le nicchie ecologiche di altri vespoidei con i quali entrerà in competizione. Le vespe diventano aggressive nei confronti dell’uomo solo in prossimità del nido, mentre non sembrano particolarmente perniciose per gli apoidei sevatici. Preoccupanti sono i dati relativi all’ape mellifera presente in Francia (Apis mellifera mellifera) che non sembra in grado di difendersi dagli attacchi. Preoccupano altresì la rapidità di espansione che, in Francia è stata valutata in 100 Km/anno e l’inefficacia delle misure di lotta adottate. Pertanto, allo stato attuale vengono consigliate strategie mirate a un adattamento alla sua presenza. In tale ottica viene consigliata la selezione di famiglie di api reattive agli attacchi, la protezione di Vespa crabro e la distruzione delle colonie di Vespa velutina da effettuare a fine estate poco prima degli sfarfallamenti dei sessuati che propagano la specie. E’ necessario individuare il nido, che ospita in media circa 2.000 operaie e un centinaio di future fondatrici, e che può raggiungere un diametro di 80 cm e un altezza di un metro; esso viene di solito costruito sugli alberi a notevoli altezze dal suolo il che ne rende difficile la distruzione.


Foto:  Vespa Velutina, il predatore di api che fa paura alla Francia (www.apicosco.com)

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