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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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22 maggio 2013

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Impatto dei cambiamenti climatici su vite e olivo

di Marco Bindi

I cambiamenti climatici in atto lasciano intravedere dei mutamenti significativi negli areali di coltivazione di alcune specie arboree di pregio, come la vite e l’olivo. Data l’importanza del settore viticolo e di quello olivicolo, risulta strategico prevedere gli scenari futuri in cui le due specie verranno a trovarsi, in vista anche dell’adozione, da parte degli addetti ai lavori (agricoltori, enologi, imprenditori) di scelte agronomiche e gestionali volte a mantenere un elevato profilo quanti-qualitativo delle produzioni.
Alcuni studi condotti dal gruppo di ricerca del Prof. Bindi del Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente di Firenze e recente pubblicati su due delle principali riviste internazionali del settore (CLIMATIC CHANGE e GLOBAL ECOLOGY AND BIOGEOGRAPHY) hanno consentito, grazie all’uso della modellistica climatologica e colturale, di delineare per entrambe le specie, le possibili variazioni di superficie e gli eventuali slittamenti o traslazioni in aree potenzialmente adatte alla coltivazione.
Per le più importanti regioni vitivinicole europee, l’impatto del cambiamento climatico è apparso piuttosto marcato nella parte meridionale del Bacino del Mediterraneo dove per alcune zone, già a partire dal 2020, si prevede una graduale riduzione dell’attitudine alla coltivazione delle attuali vitigni e uno spostamento dell’optimum climatico all’interno delle stesse regioni ma ad altitudini più elevate. E’ il caso ad esempio della zona di coltivazione del Chianti, per la quale si prevede una variazione altitudinale da 211 m slm a circa 450 m slm.
Altrettanto interessanti sono stati i risultati relativi alla coltivazione dell’olivo che, per la sua particolare sensibilità alle variazioni temperatura e di piovosità, si configura come un importante bioindicatore dei cambiamenti climatici. I risultati dello studio indicano che la parte meridionale del Bacino, in particolare Nord Africa, Medio Oriente e Spagna centrale, potrebbe rivelarsi meno adatte alla coltivazione dell’olivo ma, nello stesso tempo, la specie risulterebbe favorita in alcune aree atlantiche europee, come le zone settentrionali del Portogallo e della Spagna e le regioni atlantiche della Francia. Tuttavia la presenza di nuove superfici idonee alla coltivazione dell’olivo, non compenserebbe la forte riduzione prevista dal modello per altre aree, con conseguenti cambiamenti che mostrano non avere precedenti nel bacino del Mediterraneo.
La comprensione degli effetti che i cambiamenti climatici potranno avere sulla viticoltura e sulla olivicoltura è alquanto complessa e, pur senza allarmismi, richiede già da ora un’attenta valutazione al fine di mantenere un equilibrio stabile tra il clima e le superfici vocate alla coltivazione di vite e olivo, e, alla luce degli scenari previsti, arricchire di nuovi contenuti la secolare esperienza che contraddistingue questi due importanti settori produttivi dell’agricoltura.

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Commenti

Veriano Prof.Vidrich - inserito il 22/05/2013

Avrei da chiedere un piccolo chiarimento, come mai intorno a Firenze e nel Chianti fiorentino e senese si nota e si sa di un completo abbandono di centinaia di ettari di antiche olivete? A cosa è dovuto? Purtroppo per ragioni di salute non ho potuto recentemente frequentare l'Accademia.Ringrazio e saluto con alta stima V.Vidrich

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