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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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26 aprile 2013

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La qualità dell’olio extravergine di oliva di Puglia

di Antonio Ursitti

L ‘olivicoltura  pugliese   costituisce, con oltre 35% della produzione nazionale e 700 milioni di fatturato, una realtà economico- sociale significativa dell’ olivicoltura nazionale, presenta però alcune criticità strutturali ,come la presenza indifferenziata del prodotto sul mercato, la scarsa concentrazione dell’offerta, l’insufficiente  valorizzazione del prodotto, l’ esportazione limitata  e i costi di produzione delle imprese olivicole non sostenibili . Presenta un punto  di forza che è  costituto dalla elevata qualità di gran parte dell’olio prodotto, in particolare della varietà “Coratina”  che però  non è sufficientemente valorizzato. Un fattore negativo  è costituito dalla presenza sul mercato locale di olio extravergine di oliva contraffatto,  spesso trattasi di olio oliva e di olio  lampante importato da  Spagna, Grecia e Tunisia a prezzi di 0,50- 0,20 euro /Kg, trattati, imbottigliati e commercializzati come olio extravergine di oliva pugliese e venduti sul mercato al consumo anche a prezzi  molto bassi, fino a 2 - 2,5 euro /kg. Poi c’è l’olio di semi , che con aggiunta di coloranti e betacarotene, viene  commercializzato come olio extravergine di oliva, l’adulterazione altera l’aspetto e il colore senza modificare le qualità organolettiche. A queste problematiche del mercato si aggiungono gli elevati costi di produzione che gli olivicoltori pugliesi sostengono da tempo che per l’olio extravergine di oliva si aggirano  intorno a 3,00-3,50 euro/kg ,mentre  il prezzo di vendita obiettivo dovrebbe attestarsi  a non meno di 5,00 euro/kg. In realtà  il prezzo medio annuo registrato dalla Camera di Commercio di Foggia nel 2012  è stato per il DOP- di  3,50 euro/kg. 
Cosa fare? agire a livello legislativo,  sulla “tracciabilità “ed “etichettatura”, sull’esempio della Legge 7 agosto 2012 art.43 di conversione del D.L. n.83 del 22 giugno 2012.  che prevede il. potere sanzionatorio per la tutela del  Made in Italy per cui l’olio extravergine di oliva  etichettato “italiano” deve avere  un contenuto massimo  di 30 mg/kg di metil esteri ed etil esteri degli acidi grassi minore o uguale a 30 mg/kg e dove per  l’effettiva origine si intende il luogo di coltivazione della materia prima agricola  utilizzata nella produzione e nella preparazione dei prodotti e il luogo in cui è avvenuta la trasformazione sostanziale
Importante è incidere sui costi di produzione delle imprese agricole, in particolare puntando sulla “potatura minima di produzione” per formare una chioma globosa “a vaso policonico”, attenuare l’alternanza e incrementare le rese, fino ad una media non inferiore a 5.5 q.li di olio/ha, soglia minima di convenienza per la coltivazione  dell’olivo in Puglia.


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