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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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30 gennaio 2013

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I predatori del Punteruolo rosso

di Santi Longo

In Sicilia, nella parte sommitale di palme delle Canarie infestate dal Punteruolo rosso, è spesso presente il topo selvatico comune (Apodemus sylvaticus). Di taglia maggiore rispetto al topo domestico (Mus domesticus) è facilmente distinguibile da quest’ultimo per gli occhi grandi e sporgenti, per gli ampi padiglioni auricolari e per il colore del mantello, bianco nella parte ventrale e grigio bruno rossastro sul dorso. Ampiamente diffuso dal Nord Africa alla Scandinavia è presente in tutta Italia, negli ambienti in cui è presente una seppur rada copertura vegetale; è frequente nelle zone rurali o nelle pinete e, occasionalmente, può introdursi nelle abitazioni. Il roditore ha costumi notturni e la sua presenza anche su palme alte oltre 8 metri ne evidenzia le notevoli capacità di arrampicatore. La specie è onnivora e, oltre a tuberi e bulbilli, rode i fiori, i piccoli frutti (fragola in particolare) e i semi di numerosi vegetali; inoltre si alimenta di chiocciole e insetti. Il roditore vive, di norma, in nidi sotterranei, ma utilizza per dormire, o come dispensa, anche rifugi (nidi abbandonati da uccelli) su piante arboree. Le palme infestate dal punteruolo forniscono al roditore abbondante cibo, come testimoniato dalla presenza di camere pupali erose e di femmine adulte con l’addome rosicchiato. Certamente l’attività predatrice del topo selvatico elimina numerosi punteruoli; tuttavia il notevole potenziale biotico del coleottero e l’incessante attività trofica delle sue larve rendono di fatto irrilevante l’azione del predatore, similmente a quanto si verifica nelle palme sulle quali nidifica l’arboricolo ratto nero (Rattus rattus) o in quelle visitate da altri occasionali predatori generici quali lucertole, gazze e piccioni. Pertanto, allo stato attuale, la lotta al Punteruolo rosso deve essere condotta con il sistematico razionale impiego degli insetticidi autorizzati allo scopo. Le palme morte vanno tempestivamente eliminate e le parti infestate vanno triturate per evitare che da esse gli adulti vadano a colonizzare altre palme.


Foto: Topo selvatico comune (Apodemus sylvaticus

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