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Notiziario di informazione a cura dell'Accademia dei Georgofili

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03 ottobre 2012

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L’impiego degli idrolizzati proteici di origine vegetale nei vigneti della Valpolicella

di Maurizio Boselli

L'impatto ambientale dei sistemi colturali, la necessità di ridurre i costi di produzione e, di conseguenza, la necessità di diminuire le applicazioni di concimi chimici al suolo sono diventati importanti obiettivi nel settore agricolo. Al fine di evitare l'inquinamento dei nutrienti e per preservare il margine economico, gli agricoltori devono ottimizzare l'applicazione di fertilizzanti, che sono stati uno strumento efficiente per aumentare la resa delle colture negli ultimi tre decenni. Questo è vero soprattutto per le colture, come il mais e il frumento, che sono state selezionate principalmente per condizioni di elevato input di fertilizzanti, mentre in viticoltura l’uso dei fertilizzanti è attualmente molto razionalizzato, per gli effetti negativi spesso riscontrati sulla qualità delle produzioni.
Tuttavia, la riduzione delle fertilizzazioni in viticoltura ha avuto in alcuni casi, nell’ultimo decennio, effetti negativi soprattutto per la riduzione dell’azoto prontamente assimilabile dei mosti, con i conseguenti arresti di fermentazione.
Una strada alternativa proposta da molti ricercatori al mondo su diverse coltivazioni è l’impiego di idrolizzati proteici a base vegetale, da fonti controllate e preferibilmente “food grade”, per migliorare il bilancio nutrizionale della vite e aumentare le difese endogene contro gli stress abiotici.   
Gli idrolizzati proteici sono costituiti da peptidi a catena più o meno lunga e amminoacidi liberi di tipo levogiro ed hanno dimostrato in numerose sperimentazioni di avere effetti migliorativi sulle componenti più importanti della qualità in viticoltura e di consentire alle piante di superare periodi di stress idrico o shock termici, riscontrati peraltro proprio nell’annata in corso.
Per le prove in corso nel comune di Fumane in Valpolicella sulla varietà Corvina, importante vitigno base per la produzione del vino Amarone, sono stati utilizzati quattro idrolizzati proteici a base vegetale di nuova formulazione. I diversi idrolizzati proteici hanno consentito di incrementare in maniera ridotta la produzione, considerato peraltro effetto positivo per un’uva destinata a produrre un vino di eccellenza, ma di aumentare la dotazione in polifenoli e antociani e di ridurre lo stress idrico, cui le piante di vite erano affette .
Quest’ultimo aspetto appare di rilevanza considerevole e l’uso di molecole segnale, come gli idrolizzati proteici di origine vegetale a effetto “priming”, è considerato un nuovo approccio per il controllo degli stress abiotici della vite.

Foto: www.casaledeifruttiantichi.com

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