Un Tingide esotico dannoso al gelsomino: Corythauma ayyari (Drake)

di Giovanna Tropea Garzia e Santi Longo

In Italia i gelsomini ospitano poche specie di insetti fitofagi in grado di causare alterazioni; diffuso è il Diaspino Aspidiotus nerii, responsabile di ingiallimenti delle foglie che superano la soglia di attenzione ma che, raramente, interessano tutta la chioma. Nel 2012 è stata segnalata in Campania la presenza del Tingide di origine asiatica Corythauma ayyari (Drake) e rinvenuto successivamente nel Lazio, in Sicilia e in Sardegna. Nel bacino del Mediterraneo, è stato segnalato in Israele, nel 2004, e successivamente in Francia, nella penisola Iberica, Grecia, Malta e Tunisia. Più recentemente è stata intercettata nel Principato di Monaco e in Siria. Si ritiene quindi che il Tingide sia in fase espansiva nell’area mediterranea.
In India la specie è nota da lungo tempo ed è ritenuto il fitofago chiave del gelsomino del quale blocca lo sviluppo e riduce la fioritura; inoltre è segnalato su: Althaea spp., Daedalacanthus nervosus, Hedychium spp., Lantana spp., Volkameria inermis, Musa spp., Ocimum spp. e Trachelospermum spp.
Gli stadi attivi, con le punture di alimentazione, causano vistosi ingiallimenti e disseccamenti delle foglie del Gelsomino, sulla cui pagina inferiore sono presenti gli escrementi, di colore nero, e la melata prodotta dall’insetto. In tale sito, le femmine depongono le uova, che ricoprono con piccole goccioline fecali e gli stadi giovanili, completano lo sviluppo; il corpo di quest’ultimi, di colore bruno-chiaro con macchie irregolari più scure sui tergiti toracici e addominali, presenta numerosi tubercoli ramificati. Il pronoto è ampio e arrotondato, con la sua porzione antero-mediale leggermente ingrossata e bulbosa. Gli adulti, brunastri, lunghi circa 3 mm, presentano una caratteristica formazione che ricopre in parte il capo, i paranoti con 2 file di areole e l’area costale delle emielitre per lo più biseriata.
In Sicilia orientale infesta solo il gelsomino ed esito negativo hanno dato i tentativi di trasferimento di neanidi, ninfe e adulti del Tingide su piante di Altea, Lantana, Basilico e Ringosperma, effettuati nel 2018 in ambienti confinati per attivare un allevamento e studiare la biologia del fitomizo. Le condizioni climatiche dell’isola sembrano idonee all’acclimatazione del Tingide tropicale, che è stato rinvenuto fino al mese di dicembre in tutti gli stadi biologici, dal 2016 (Scicli-Dr. Agr. R. Occhipinti com. pers.) al 2019, in altre località della Sicilia orientale. Scarsa efficacia hanno manifestato i nemici naturali: modesta è l’attività di Antocoridi e Miridi predatori generici di altri Tingidi da tempo presenti in Italia, mentre non è stata riscontrata la presenza dell’Imenottero oofago Tricogrammatide Lathromeromyia corythaumaii. Pertanto, per il controllo delle infestazioni, che vanno individuate tempestivamente in primavera-estate, occorre rimuovere e distruggere le parti di vegetazione infestate. In presenza di infestazioni autunno-vernine (risultato della sovrapposizione di più generazioni), oltre all’eliminazione delle parti ingiallite, su piante ornamentali in appartamento, balcone e giardino domestico può essere necessario effettuare accurati interventi con formulati autorizzati per l’uso. Efficaci sono i prodotti a base di: Piretro, Sali di potassio, ovvero Saponi molli, e prodotti a base di Azadiractina.         

FOTO 1 Alterazione su foglia

SOTTO: Adulto di Corythauma ayyari