Se il Cavaliere Bianco non risponde

Il caso Lactalis: l'alimentare italiano da salvare, ma mancano gli imprenditori

di Dario Casati
Il fatto ha trovato una discreta eco nei mezzi di comunicazione: alla fine di maggio Lactalis, il gruppo lattiero caseario francese più grande del mondo, primo anche in Italia dove controlla circa un terzo della produzione, ha acquistato dal fondo inglese Charterhouse Capital Partners che ne controllava l’80%, la Nuova Castelli, un’impresa produttrice e distributrice di formaggi fondata nel 1892. La Castelli, nota nel suo settore, forse poco conosciuta dal grande pubblico, produce e commercializza anche Parmigiano Reggiano, oltre che Gorgonzola ed altri prodotti caseari a denominazione protetta e non. Nel 2018 con un migliaio di dipendenti ha fatturato 460 milioni di euro che realizza per il 70% sui mercati esteri sia esportando sia producendo direttamente con imprese acquisite in passato.
L’operazione è importante per le dimensioni dei protagonisti, per il futuro della Castelli e per il ruolo di Lactalis in Italia che ne risulta rafforzato.
La notizia ha dato esca ad un dibattito piuttosto vivace, ma limitato. Infatti si è concentrato su due questioni intrecciate: l’acquisizione di Castelli da parte di un’impresa straniera e la presenza fra le attività di quest’ultima di produzione e commercializzazione di Parmigiano Reggiano.
Il fulcro della discussione è stata la classica giaculatoria rispolverata quando un’impresa straniera ne compera una italiana: impedirne a tutti i costi la cessione, non passi lo straniero!  Questi, per un assurdo nazionalismo che nulla ha a che vedere con l’amore per il proprio paese, è considerato un “predone”, come titola un noto settimanale. A ciò si è aggiunta la violenta reazione alla “svendita” del Parmigiano di una parte del mondo agricolo. Lo stesso Ministro dell’Agricoltura avrebbe dichiarato, nel clima concitato delle prime reazioni, “faremo di tutto per tutelare l’agroalimentare italiano” promettendo una difesa “senza se e senza ma del Parmigiano”.
La questione va affrontata, a nostro parere, in maniera più pacata, considerando che nel mondo attuale un rigido ritorno al nazionalismo in economia non è realistico. I protagonisti del dibattito, poi, mancano di coerenza perché sono gli stessi che elogiano le nostre imprese quando comperano all’estero.
Le contraddizioni non mancano. Prevenuti verso le multinazionali, ma ne esistono di italiane nell’alimentare, le conosciamo ed apprezziamo, come ad esempio Ferrero o Galbani o Lavazza o Campari. Siamo orgogliosi delle nostre esportazioni alimentari che vogliamo incrementare, ma vorremmo più protezionismo sulle importazioni.  E l’opinione pubblica dimentica che oggi le imprese comunitarie, come le persone, sono a tutti gli effetti equiparate a quelle italiane. Che con la gestione Lactalis le esportazioni di formaggi italiani sono aumentate e che l’Italia per Lactalis è seconda solo alla Francia come importanza per valore della produzione. Quanto alla difesa a oltranza dei prodotti tipici, la Castelli ha una produzione di 105.000 forme all’anno a fronte di un totale di 3,7 milioni, meno del 3%. I prodotti tipici, comunque, non possono essere ottenuti altrove né diversamente dal disciplinare. E dunque sono al sicuro da questo punto di vista.
Si sprecano le chiamate alle armi rivolte a imprenditori italiani. Si sollecita l’intervento del mitico Cavaliere Bianco, come era accaduto ai tempi dell’acquisizione Parmalat da parte di Lactalis. E il risultato è lo stesso: nessuno si è fatto avanti.  Il vero problema non è la difesa a oltranza di un’impresa e tanto meno del Parmigiano DOP, ma la necessità di trovare gli imprenditori in grado di risollevare o rilanciare quelle imprese che non ce la fanno e Castelli aveva incontrato difficoltà in un recente passato tanto da essere rilevata da un fondo estero.
Non importa tanto che il Cavaliere sia italiano, quanto che sappia lottare e vincere, per il bene di tutti. Andiamo oltre: non vogliamo nemmeno tirare fuori dai cassetti l’altra favola delle nazionalizzazioni che di recente è riapparsa, dimenticando che tutti noi abbiamo pagato caro e inutilmente per produrre panettoni o automobili o far volare aerei, tutte cose che i privati fanno meglio e con profitto.
Se il Cavaliere Bianco non si fa avanti, prima di rifugiarci nel sogno degli errori mitizzati proviamo a chiederci perché.