Ripartire dagli ecosistemi per uno sviluppo agricolo sostenibile

Un nuovo libro della FAO, pubblicato lo scorso 18 gennaio, esamina come i principali cereali, mais, riso e grano, - che si stima rappresentino il 42,5% dell'apporto calorico umano e il 37% di quello proteico - possano essere coltivati in modi che rispettino e perfino traggano vantaggio dagli ecosistemi naturali.
Basandosi su studi di casi provenienti da tutto il pianeta, la nuova pubblicazione illustra come l'approccio all'agricoltura "Save and Grow" sostenuto dalla FAO, già impiegato con successo per la produzione di cereali di base, apra la strada verso un futuro più sostenibile per l'agricoltura, e offra una guida su come raggiungere la nuova agenda di sviluppo sostenibile 2030.
"Gli impegni internazionali per sradicare la povertà e far fronte al cambiamento climatico richiedono il passaggio verso un'agricoltura più sostenibile e inclusiva, in grado di produrre rendimenti più elevati nel lungo periodo", scrive il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, nella prefazione.
I due recenti accordi punto di riferimento a livello mondiale, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) - che richiedono di sradicare la fame e stabilire ecosistemi terrestri su solide basi entro il 2030 - e l'accordo sui cambiamenti climatici di Parigi (COP21), sottolineano la necessità di innovazione dei sistemi alimentari.
In un contesto in cui la produzione alimentare dovrà crescere del 60% per riuscire a nutrire nel 2050 un'accresciuta popolazione mondiale, è ancora più urgente per i piccoli agricoltori - responsabili della maggior parte delle coltivazioni del mondo - essere messi in grado di farlo con maggiore efficienza e in modi che non aumentino ulteriormente il debito ecologico dell'umanità.
"Save and Grow" è un approccio ad ampio raggio a un'agricoltura rispettosa dell'ambiente e sostenibile, e mira a intensificare la produzione, tutelare e valorizzare le risorse naturali e ridurre il ricorso a input chimici, sfruttando i processi naturali degli ecosistemi della Terra, facendo aumentare al tempo stesso il reddito lordo degli agricoltori. Come tale, è un approccio che può contribuire notevolmente al raggiungimento dei nuovi obiettivi di sviluppo e promuovere la capacità di risposta al cambiamento climatico.
L'approccio Save and Grow fa riferimento a una serie di tecniche che hanno tutte una caratteristica comune, cercare di sfruttare al meglio i processi biologici naturali e gli ecosistemi per "produrre di più con meno".
Cinque elementi complementari formano il nucleo del paradigma di Save and Grow: l'agricoltura conservativa, che riduce al minimo la lavorazione del terreno e utilizza la pacciamatura e la rotazione delle colture; il miglioramento delle condizioni del terreno, per esempio coltivare piante fissatrici d'azoto in sostituzione di costosi fertilizzanti minerali; la selezione di colture con elevato potenziale di resa, capaci di resistere meglio agli stress biotici e climatici, e con maggiore qualità nutrizionale; un impiego efficiente delle risorse idriche; una gestione integrata dei parassiti, cercando laddove possibile di sfruttare nemici naturali per ridurre al minimo la necessità di pesticidi chimici.
Un esempio classico, ormai ampiamente adottato in Cina, è il sistema di riso-pesce, in base al quale i coltivatori hanno inondato le risaie con pesce, che può essere poi venduto o consumato, ma nel frattempo i pesci mangiano gli insetti, i funghi e le erbe infestanti che altrimenti danneggerebbero il raccolto, riducendo la necessità di ricorrere ai pesticidi.

Fonte: Comunicato Stampa FAO