Più verdi e più sani: aree verdi e benessere mentale

di Francesco Ferrini

Se analizziamo gli studi che mettono in relazione la presenza di verde con il benessere mentale, emerge chiaro come le evidenze positive stiano aumentando parallelamente all’affinamento degli studi e al conseguente miglioramento delle conoscenze. Un lavoro pubblicato recentemente su PNAS, la prestigiosa rivista della National Academy of Sciences americana (Engemann et al., 2019), nel quale sono stati analizzati i dati sanitari di oltre 940.000 bambini nati tra il 1985 e il 2003 relativi alle connessioni fra la salute mentale e lo spazio verde che circondava le loro case, ha evidenziato che il rischio relativo di sviluppare un disturbo psichiatrico nell'adolescenza o nell'età adulta era significativamente più alto - dal 15 al 55 percento – per i bambini che vivevano in aree con limitata presenza di verde.
Anche quando i ricercatori hanno controllato l'età e lo stato socioeconomico dei genitori, la storia familiare di salute mentale, l'urbanizzazione e i fattori socioeconomici (es. reddito medio, il livello d'istruzione e la disoccupazione), la presenza di spazi verdi ha continuato essere correlata positivamente al livello del benessere mentale.
Analoghi risultati, seppur con una diversa popolazione sono stati pubblicati su Lancet, una fra le più autorevoli riviste di medicina (Sarkar et al., 2019). I ricercatori hanno evidenziato che gli effetti benefici del verde erano più pronunciati nelle donne, nei partecipanti di età inferiore ai 60 anni e nei partecipanti che risiedevano in aree con status socioeconomico inferiore e in aree fortemente urbanizzate.
Ci sono domande a cui lo studio non può rispondere, ad esempio se le persone con un rischio genetico più elevato di malattie mentali sarebbero più inclini a scegliere aree urbane più dense o se fattori socioeconomici non misurati come tassi di criminalità più elevati e spazi verdi di qualità inferiore potrebbero svolgere un ruolo negli effetti sulla salute mentale. Ma questa ricerca ci spinge a considerare di nuovo come l'esposizione alla natura in un ambiente urbano potrebbe migliorare o danneggiare la nostra salute mentale - e cosa intendiamo fare al riguardo.
La domanda che dovremmo quindi porci è se  è possibile attraverso l’incremento quantitativo del verde urbano (nuove aree verdi anche col recupero di aree edificate dismesse) e qualitativo (una migliore gestione sulla quale occorre quindi investire)alleviare situazioni di malessere prima che si verifichino.
È una visione audace che può farci sembrare che lo spazio verde possa essere la panacea per tutto ciò che ci affligge. Sappiamo che il “verde” da solo non impedirà che le persone soffrano per problemi psichici e psicologici, ma la ricerca è concorde nel dirci che la progettazione e la creazione di luoghi pubblici, luoghi di lavoro, scuole e parchi intorno ad aree verdi e la presenza del verde all’interno degli edifici potrebbero migliorare significativamente la qualità della vita e il benessere non solo fisico delle persone.
D’altra parte la pianificazione, progettazione, realizzazione e la gestione delle aree verdi sembra sempre essere, nel nostro Paese, un percorso a ostacoli, fra veti, carenze di capitale umano ed economico, ostilità politiche, ecc. e, anche quando questo avviene, i responsabili delle decisioni inseriscono parchi, alberi o altri spazi verdi nelle comunità “all’ultimo momento” senza coinvolgere i residenti al fine di apprendere quali tipi di funzionalità sarebbero convenienti, pratiche e culturalmente significative per loro.
Strumenti come terapia e farmaci possono essere costosi, ma sono anche fondamentali per la salute mentale. E, date le barriere alla creazione e all'accesso allo spazio verde, non c'è da meravigliarsi se le persone considerino le prime come le uniche opzioni per gestire il proprio malessere/benessere. Invece, date le prove sulla connessione tra natura e salute pubblica, coloro che sovrintendono la pianificazione delle città dovrebbero creare politiche e programmi “ecologici” in modo che tutti possano godere dell'accesso alla natura, anche per i benefici economici che si avrebbero sia a carico del Servizio Sanitario Nazionale, sia a carico dei singoli. Per questo dovremmo sentirci autorizzati a lottare per la nostra salute mentale chiedendo ciò che meritiamo: spazi verdi con il potenziale per aiutare tutti a stare meglio fisicamente e mentalmente e prosperare economicamente.