Perché il marchio di olio di alta qualità non riesce a decollare?

"Nelle scorse settimane il consiglio dei ministri ha varato una proposta che prevede la creazione di un marchio per il Made in Italy alimentare, che dovrebbe contribuire a rendere più semplice per i consumatori di tutto il mondo il riconoscimento dei prodotti autenticamente italiani", ricorda Elia Fiorillo, presidente del CEQ (Consorzio Extravergine di Qualità). "Il marchio - osserva Fiorillo - sarà privato, facoltativo e in linea con la normativa europea e potrà dare un decisivo contributo alla lotta alla contraffazione e all'italian-sounding, che producono danni all'export italiano per circa sessanta miliardi di euro. Non si capisce perché una norma di grande importanza, da noi sollecitata da anni, e cioè il riconoscimento dell'alta qualità dell'olio extravergine d'oliva italiano che deve corrispondere a requisiti più restrittivi condivisi da tutta la filiera, non riesce a decollare". 
"Stiamo correndo il rischio - prosegue il presidente del consorzio - di essere surclassati dai nostri concorrenti storici, come già avvenuto in passato, anche sull'alta qualità. Mentre noi italiani continuiamo a rimandare la questione del riconoscimento, i nostri competitori, Spagna in testa, si stanno da qualche tempo attrezzando". 
Secondo il presidente del consorzio, "l'utilizzo dello strumento europeo dei sistemi di qualità nazionale, adattato alla nostra esigenza di difendere i valori distintivi del prodotto italiano, sicuramente potrà essere uno strumento vincente sui mercati mondiali per il nostro olio extravergine di oliva". 
“Ci auguriamo che il ministro Martina - conclude il presidente del consorzio - prenda posizione convinta sull' alta qualità perché è un concetto chiave, irrinunciabile, che trasferisce correttamente l'alto valore nutrizionale di questo prodotto, veicolabile e spiegabile ai consumatori esteri".


Da Agrapress, 18/09/2014