L’Itinerario Italiano: Lorenzo Baroni e il suo “lavoro in corso”

di Luciana Bigliazzi, Lucia Bigliazzi
Dell’arrivo in Accademia di un utile e corposo volumetto dava comunicazione il segretario degli Atti Giuseppe Sarchiani nell’adunanza del 5 marzo 1806, esprimendo compiacimento per il dono ricevuto da parte del suo autore, il georgofilo Lorenzo Baroni, socio ordinario dal 7 luglio 1802.
Si trattava della quarta edizione dell’Itinerario Italiano, uscito anonimo a Firenze presso Niccolò Pagni nel 1800; l’esemplare donato ai Georgofili, corretto e aumentato era stato prodotto sempre a Firenze dagli stampatori Tofani e Compagni nel 1805 ed era acquistabile nel negozio del “mercante di stampe” Niccolò Pagni presso la locanda dell’Aquila Nera (1) .
Il volume, in piccolo formato, conteneva, secondo quanto lo stesso Sarchiani annotava nel verbale dell’adunanza sopra detta, tutto ciò che poteva “interessare la curiosità de’ Viaggiatori culti, come la natura del Suolo di ciascun Paese, lo stato dell’Agricoltura, i Prodotti naturali, e industriali, le Arti, le Manifatture, la popolazione, un rapporto delle Misure, e delle Monete di tutta l’Europa, con Carte Geografiche postali etc.”
Il libretto di Baroni, grazie alla sua praticità ed esaustività, fu accolto con calore nel mondo degli studiosi, dei viaggiatori, degli amanti delle “Arti-Belle”, dei “negozianti” e dei curiosi; di ciò ne sono testimonianza le numerose edizioni che si susseguirono non solo a Firenze, ma anche a Milano e a Roma. Riviste, rivisitate, ampliate e corrette, perché l’autore non riteneva concluso il suo lavoro, e anzi come si evince dall’Avvertimento che precede la quarta edizione fiorentina, sollecitava calorosamente le “persone bene istruite” a sottolineare i difetti riscontrati nella sua opera e a suggerirne le correzioni.
Tuttavia, come bene evidenziava l’editore nell’ Avvertimento, il volumetto di Baroni aveva il merito sui tanti altri che contenevano descrizioni di viaggi con le meraviglie e le rarità incontrate, di fornire soltanto le informazioni di cui aveva “precisamente bisogno un Viaggiatore”. Alle lunghe descrizioni che “filosofi osservatori” avevano fatto nel tempo (chi parlando del clima d’Italia, chi del suo stato fisico, chi  ancora delle sue bellezze e dei suoi splendidi monumenti), Baroni opponeva con linguaggio chiaro e sintetico, tutte quelle notizie da lui ritenute indispensabili per la “generalità dei Viaggiatori”, dalla distanza “in poste, in miglia, in ore e minuti”, alle “principali produzioni e manifatture dei diversi luoghi”, al prezzo dei cavalli “di posta” al rapporto fra le varie monete e misure e non volendo trascurare “i comodi e l’economia del Viaggiatore”, forniva pure, viaggio per viaggio, l’elenco dei “buoni e cattivi Alberghi non solo delle grandi Città, ma anche delle Terre, dei Borghi, e degli altri luoghi minori”.
Un “manuale tascabile” agile da trasportare senza alcun incomodo per chi intraprendeva “un lungo viaggio”, pensato e realizzato dall’autore per essere letto piuttosto che “nel silenzio d’un gabinetto, … nella carrozza correndo la posta, e nei brevi momenti di riposo in una locanda”.
Baroni articolava il suo Itinerario in 52 viaggi iniziando, da fiorentino come egli stesso si definiva, dal tratto Firenze-Livorno; percorreva poi tutta l’Italia, per giungere infine al tragitto Messina-Palermo.
Ciò che tuttavia rendeva particolarmente “pregevole e vantaggioso” (parole dell’editore) il piccolo volume, erano le belle e precise carte geografiche poste a corredo di quasi tutti gli itinerari. Opera di abili geografi e disegnatori che con la maggiore nitidezza possibile avevano “disegnato ed intagliato” i percorsi mettendone in risalto strade postali, segnali delle poste, strade maestre e secondarie, posizione delle città, dei villaggi, dei castelli, laghi, fiumi, torrenti: insomma tutto ciò che poteva “desiderarsi in una buona Carta topografica” alla quale potersi affidare con sicurezza.
Ancor prima del frontespizio era proposta la carta dell’Italia Itineraria tratteggiata finemente dalla mano dell’incisore Gaetano Giarrè: una visione d’insieme, di quel reticolo di strade, percorsi, città, borghi e altro disseminati lungo il frammentato contesto politico dello ‘stivale’ non facile all’epoca da percorrere, conoscere, rappresentare.
Un tale volume, utile, esaustivo e sintetico non poteva non essere accolto con plauso nella biblioteca dell’Accademia e perciò alla donazione di Baroni era corrisposto l’ampio giudizio positivo di Sarchiani, recitato e trascritto nel verbale dell’adunanza del marzo 1806.



1.  VIVA GLI ARCHIVI! L’opera di Lorenzo Baroni, data come anonima nei cataloghi di tante biblioteche italiane, è stata ricondotta al suo autore, in questa sua quarta edizione, grazie ai documenti conservati nell’Archivio Storico dei Georgofili, i quali fin dalla loro nascita (1753) dedicarono speciale attenzione a “raccogliere e conservare carte” utili alla loro storia e alla loro attività. Si rivela dunque ancora validissimo l’invito che Ildebrando Imberciadori rivolgeva ai suoi studenti stimolandoli a far “parlare i moltissimi documenti, silenziosi ma vivi, di biblioteca e di archivio”, capaci di svelare, come lo dimostra anche il presente ‘caso’, molti aspetti della ricerca storica rimasti a lungo insoluti.

FOTO: Itineraio da Firenze a Livorno con le distanze e le locande sul percorso.


SOTTO: la cartina dell'Italia presente nel volume