Le proteste dei pastori sardi

Negli ultimi giorni sono avvenute clamorose forme di protesta (latte versato in strada, assalti a caseifici e autotrasportatori) a causa del crollo del prezzo del latte di pecora e il conseguente calo delle vendite del pecorino romano DOP, formaggio la cui materia prima è fornita dal latte degli ovini allevati in Sardegna.
Negli anni scorsi è avvenuto una crescita sul mercato agroalimentare, anche estero, del pecorino romano DOP che veniva venduto anche a 8 euro al chilo, prezzo che consentiva di remunerare i pastori con 85 centesimi al litro per il latte. Nel 2018 però la tendenza si è invertita: le fortune del pecorino romano si sono fermate, il prezzo del prodotto è sceso a 5,40 euro al chilo.
I caseifici hanno diminuito i loro acquisti di materia prima, potendo disporre di notevoli scorte, e si è determinata una crisi di sovrapproduzione che ha trascinato al ribasso il prezzo del latte che ormai viene pagato meno di 60 centesimi al litro. Una quota che secondo gli allevatori non copre nemmeno i costi vivi della produzione e che ha scatenato la protesta.
Per rilanciare il settore occorrono un prezzo minimo per garantire la sopravvivenza degli allevamenti per legge e lo stanziamento di 25 milioni per il fondo ovicaprino a sostegno della domanda.


Tratto da:  Corriere della Sera (articolo di Claudio Del Frate), 10/2/2018