La “manna” delle Tamerici

di Santi Longo
A partire dal 2006, nell’arco di un quinquennio, il Punteruolo rosso, ha distrutto tutte le oltre 100 Palme delle Canarie che ornavano uno dei lungomari di Catania. Da circa 6 anni l’Amministrazione comunale le ha sostituite, in parte con Alberi del rosario (Melia azadarach) e in parte con Tamerici (Tamarix africana), essenze notoriamente resistenti alla salsedine. Mentre le velenose Meliacee, per la presenza di principi attivi, con proprietà insettifughe, simili a quelle dell’azadiractina, non presentano infestazioni entomatiche, sulle Tamerici cominciano a manifestarsi le prime sparute presenze della polifaga Cocciniglia Icerya purchasi e, soprattutto, della oligofaga Trabutina mannipara che, delle 5 specie del genere Trabutina, è la sola segnalata in Italia, fin dal 1907, allorché venne raccolta da Martelli su T. africana a Catanzaro. La Cocciniglia vive anche su T. aphylla, T. canariensis, T. gallica, T. gracilis, T. hispida e T. jordanis, di origine euro-asiatica, diffuse in Asia, in Medio Oriente, in Nord Africa e nell’Europa mediterranea. Il maschio è lungo 1,5 mm, di colore testaceo chiaro. La femmina ha il corpo di colore verde-brunastro, lungo circa 5 mm, avvolta da un follicolo di colore isabellino scuro, con una fascia bianca, entro il quale, a partire dalla primavera e durante l’estate, depone fino a un migliaio di uova, che iniziano a schiudere dalla fine luglio. Alcune neanidi neonate restano nel follicolo materno ove svernano senza alimentarsi. La maggior parte si disperdono sulla pianta e secernono un primo follicolo. Quelle che riescono a superare il periodo invernale, riprendono l’attività in primavera ed espellono grosse gocce di melata. Tale dolce escreto, secondo Ben-Dov, sarebbe la manna, citata nella Bibbia come fonte di alimento, mandata dal cielo al popolo ebreo che, guidato da Mosè, se ne cibò durante il peregrinare nel deserto. In alcune località desertiche dell’Asia minore e della penisola del Sinai la melata, prodotta da Cocciniglie e Afidi, viventi su Tamerici e su altre piante arboree, viene raccolta e usata come dolcificante. L’elevato potenziale invasivo di alcune specie di Tamarix, quale T. canariensis, introdotte per il rimboschimento di piccole isole, rende necessario il loro controllo; a tal fine negli Stati Uniti il Dipartimento dell’Agricoltura, delle oltre 400 specie di Artropodi, individuate su Tamarix, ha approvato il rilascio di 15 fitofagi quali agenti di controllo biologico, incluse 4 specie di Coleotteri Crisomelidi defogliatori del genere Diorhabda e la Cocciniglia T. mannipara. In Italia dove sono diffuse e coltivate, T. gallica e T. africana, la Cocciniglia solo occasionalmente da luogo a esplosioni demografiche tali da creare disagi nelle aree urbane per la caduta della melata che imbratta passanti e manufatti. Durante tali outbreaks, conseguenti alla bassa mortalità nel corso di inverni miti, gli entomofagi rappresentati dai Coleotteri Coccinellidi Scymnus kiesenwtteri e Cryptolaemus montrouzieri, nonché dal Dittero Camameide Leucopis alticeps, e dal Neurottero Sympherobius pygmaeus, non riescono a contenere le pullulazioni, anche per l’azione di disturbo delle formiche simbionti che si nutrono della melata. In tali condizioni le irrorazioni delle piante, con acqua e tensioattivi, dirette contro le neanidi mobili, riducono la densità di popolazione del fitomizo, dilavano la “manna”, favorendo l’attività degli entomofagi, e attenuano i disagi per i passanti.
   
Foto:
Icerya purchasi su Tamarix africana, accudita dalla formica Crematogaster scutellaris