La cosa più intelligente che una città può fare? Piantare alberi

di Francesco Ferrini
Non c’è dubbio che gli alberi possono rendere esteticamente più attraente una città. Ma non è questo il loro maggior pregio. Un numero crescente di ricerche suggerisce che piantare più alberi nelle nostre città, se ben pianificato, realizzato e gestito, potrebbe salvare ogni anno decine di migliaia di vite – in primis assorbendo l’inquinamento e contribuendo a ridurre gli effetti, talvolta esiziali, delle ondate di calore.
In effetti, una campagna di piantagione di alberi ben mirata potrebbe essere uno degli investimenti più intelligenti che una città “calda e inquinata” potrebbe (e dovrebbe) fare. Il che parrebbe una cosa fondamentale, dato che le aree urbanizzate cresceranno sempre di più consumando suolo ed energia in modo bulimico, aggiungendo circa 2 miliardi di persone in questo secolo e diventando sempre più calde e inquinate, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dove si concentrerà la maggior crescita.
Purtroppo, molte amministrazioni continuano a pensare agli alberi come a un semplice ornamento, mentre avremmo dovuto a pensare a essi come a una parte cruciale delle nostre città del futuro: una vera e propria infrastruttura di salute pubblica già da diversi anni.
Gli alberi possono salvare vite in due modi:
1) Assorbono l’inquinamento da particolato prodotto dal traffico veicolare, da centrali elettriche e fabbriche. È un funzione importante, dato che il particolato può avere effetti devastanti sulla nostra salute e si stima che uccida annualmente circa 3,2 milioni di persone in tutto il mondo. L’effetto specifico varia da città a città, ma si può affermare, con piena certezza, che qualora si scelgano le specie giuste e le si mettano a dimora nel posto giusto, gli alberi migliorano indubbiamente la qualità dell’aria.
2) Possono raffreddare le aree urbane da 0,5 a 2°C nelle giornate più calde (con punte fino a 5°C); il che è vitale durante forti ondate di calore che ormai non possiamo più considerare anomale. Studi hanno rilevato che ogni grado in più in condizioni di forte afa porta ad un aumento del 3% o più della mortalità.
Alcuni interessanti lavori hanno sintetizzato i risultati di ricerche a livello mondiale e hanno presentato alcuni scenari globali.
Si stima che una massiccia nuova campagna di piantagione di alberi nelle 245 più grandi città del mondo, quantificabile in una spesa complessiva di $ 3,2 miliardi di dollari (in media 13 milioni di dollari per città), potrebbe salvare tra 11.000 e 36.000 vite all’anno grazie alla riduzione dell’inquinamento. Essa ridurrebbe anche i decessi direttamente causati dalle ondate di calore (tra i 200 e i 700 annui). Il numero salirà presumibilmente mano a mano che il riscaldamento globale manifesterà appieno i suoi effetti.
Se si calcola che ogni vita persa arriva a costare milioni di dollari (o euro), si evince che il risparmio che si avrebbe sarebbe almeno pari a 10 volte l’investimento
Ma non è tutto. Il raffrescamento delle aree urbane determinerebbe una riduzione della richiesta di energia per l’aria condizionata, stimata fra lo 0,9 e il 4,8%, contribuendo a rallentare il riscaldamento prodotto dai condizionatori. Gli alberi hanno anche grande efficacia nell’intercettare e trattenere l’acqua piovana, senza considerare la produzione di ossigeno e il sequestro di CO2.
Quindi piantare alberi non è solo conveniente. È un vero e proprio “affare”. Addirittura, rappresenta uno degli investimenti più redditizi che un’Amministrazione possa fare. Una campagna di piantagione di alberi ben mirata è, solo considerando l’abbattimento degli inquinanti, conveniente quanto altre strategie per ridurre l’inquinamento, come ad esempio sostituire i vecchi mezzi pubblici diesel.
C’è però un problema. La campagna per la piantagione di alberi deve essere ben mirata. E, spesso, questo diventa, nel nostro Paese e non solo, un problema complesso. Gli alberi migliorano la qualità dell’aria nelle immediate vicinanze. La loro efficacia dipende dalle dimensioni e dalle caratteristiche dell’area e anche dal numero. Una ricerca ha, tuttavia, dimostrato che la sola addizione di 3.5 alberi/ettaro ha ridotto i problemi determinati dall’asma di circa il 25%. Un’altra ha evidenziato miglioramenti anche nella percezione dello status sociale grazie all’aggiunta anche di pochi alberi nei quartieri.
Ciò significa che le città devono capire quali sono i quartieri che possono maggiormente beneficiare di nuovi alberi. Non sono soltanto le aree più densamente costruite, ma anche quelle intorno agli ospedali e alle scuole. Quanto alle specie più efficienti nel catturare gli inquinanti e sequestrare la CO2, non si può generalizzare, come spesso si accade, con classifiche del tipo le “migliori 10 specie che abbattono gli inquinanti” o, peggio ancora, con articoli che ci indicano “le migliori piante mangia smog”. Ciò che può assicurare buone “performance ambientali” a Milano, può rivelarsi un fallimento a Napoli e viceversa. Ma anche all’interno della stessa città le situazioni possono essere molto diverse da suggerire scelte ad hoc per le diverse situazioni. I responsabili della scelta devono anche tenere conto della prevalenza di venti dominanti, della spaziatura degli alberi e del loro naturale habitus vegetativo. Dovranno inoltre capire se saranno in grado di gestirli senza eccessivi input energetici. Inoltre, se l’acqua è scarsa, dovranno considerare le varietà che tollerano la siccità. E dovrebbero anche evitare alberi che possono determinare pollinosi.
Alla luce di questi dati, non si capisce come mai la ricerca sia di base che applicata e indipendente nel settore del verde urbano sia sottofinanziata, mentre sarebbe fondamentale fornire maggiori e inconfutabili dati ai nostri decisori politici.
Gli amministratori pubblici dovrebbero essere più lungimiranti del mercato privato. Sappiamo come limitare le emissioni di gas serra. Abbiamo un’idea dei costi e del fatto che sono sopportabili. Quello che serve adesso è la volontà politica.
Perciò piantiamo alberi, ma facciamolo nel modo giusto. E non solo perché dobbiamo piantarli! E, una volta piantati, dobbiamo gestirli in modo corretto.

tratto da: www.economiaefinanzaverde.it