Immissione nella UE di miele cinese non conforme

Non possiamo permettere che miele prodotto con metodi artificiali o con l'aggiunta di sostanze estranee, come avviene legalmente in Cina, possa entrare liberamente in Europa, e in più senza pagare dazi. Per questo, in un comunicato, Paolo De Castro, primo vicepresidente della Commissione agricoltura del parlamento europeo, chiede alla Commissione europea come intenda agire per evitare ulteriori frodi a danno dei consumatori e dei produttori europei che subiscono sui prezzi una concorrenza sleale.
Alla base del problema ci sono le profonde differenze tra gli standard di produzione: mentre nell'UE il miele prodotto dalle api deve essere essiccato e maturato nell'alveare senza l'aggiunta di sostanze estranee, in Cina non esiste l'obbligo di rispettare il processo naturale di disidratazione operato dalle api, lasciando spazio a lavorazioni industriali che possono modificare sostanzialmente il prodotto finale.
La normativa cinese apre di fatto ad una serie di casi di contraffazione, con l'aggiunta di zuccheri o surrogati artificiali, o con modifiche in grado di rendere il nettare cinese estremamente simile al miele naturale. Si tratta di concorrenza sleale sul prodotto di alta qualità Made in Italy, proprio quando la nostra apicoltura, dopo anni di malattia e moria delle api, sta conoscendo un vero e proprio boom passando dalle 3.000 tonnellate del 2002 alle 22.000 del 2018, evoluzione questa ancora fragile che va protetta dalle importazioni di miele cinese.


da: Agrapress n.1891, 6/3/2019