I dazi USA mettono a rischi l’agroalimentare UE

Le tensioni che arrivano dagli Stati Uniti, che hanno già fatto crollare i mercati a causa dell'annunciato aumento dei dazi su 200 miliardi di dollari di importazioni provenienti dalla Cina, mettono a serio rischio anche l'agroalimentare comunitario e quello nazionale, che vedono negli States un importante sbocco commerciale". L’'export agroalimentare comunitario è in continua crescita verso gli Stati Uniti, paese sul quale il continente europeo ha puntato con ancora maggiore decisione dopo le vicende che hanno portato all'embargo russo. Il fronte commerciale tra gli Stati Uniti e l'UE rischia di portare tariffe aggiuntive su ben 11 miliardi di dollari di beni comunitari, tra i quali figurano numerosi prodotti agroalimentari quali formaggi, vini, olii e agrumi, ma anche olive, marmellate e succhi di frutta. Si auspica che il prosieguo delle trattative con la Cina possa allentare queste tensioni.
Bisogna scongiurare a tutti i costi il varo di nuove gravose imposizioni commerciali che, se confermate, potrebbero causare ripercussioni e inasprire ulteriormente le relazioni tra il continente europeo e quello americano.
Questi dazi aumenterebbero i prezzi dei prodotti italiani sul mercato americano e sarebbero più competitive le falsificazioni ottenute sul territorio statunitense e quelle provenienti da paesi non colpiti dalle misure di Trump. Occorre sottolineare che il 90% dei formaggi di tipo italiano negli USA sono realizzati anche in Wisconsin, California e New York. Ma il problema riguarda anche altre categorie merceologiche come l'olio Pompeian Made in USA, i salumi più prestigiosi, dalle imitazioni del Parma e del San Daniele, la mortadella Bologna o il salame Milano, senza dimenticare i pomodori, come il San Marzano che viene pure prodotto in California e venduto negli Stati Uniti.


da Agrapress n. 3597 e 3608, 6/5/2019