Crolla la produzione della nostra trascurata olivicoltura

Una delle "peggiori annate di sempre" per l'olivicoltura nazionale, con una "produzione di olio di oliva più che dimezzata rispetto al 2017. È quanto emerge dai dati Ismea che collocano la produzione stimata di olio di oliva nella campagna 2018-2019 a 185mila tonnellate. Sono le regioni del Mezzogiorno ad accusare le perdite maggiori, con la Puglia, che da sola rappresenta circa la metà della produzione nazionale, colpita da una flessione stimabile attorno al 65%, a causa delle gelate e dei problemi fitosanitari che hanno colpito gli uliveti.
Secondo la "Scheda di settore Olio d’oliva", pubblicata a gennaio 2019 da Ismea, la produzione di olio di oliva italiano del 2018 si colloca appena al di sopra di quella del 2016, ed è ben lontana dalla produzione media del quadriennio 2009-2012, attestata sopra le 500mila tonnellate.
I riflessi della scarsità di prodotto non hanno tardato a manifestarsi sul mercato. I listini dell'extravergine hanno raggiunto a dicembre i 5,60 euro al chilo ( 40% rispetto a giugno), con valori superiori ai 7 euro al chilo in Sicilia e vicini ai 6 euro nel Barese.
Questa situazione di forte sofferenza del comparto olivicolo oleario nazionale, è dovuta alla frammentazione eccessiva del settore. Oltre un milione e 170mila ettari di superficie olivata sono suddivisi tra ben 825.202 aziende agricole, con meno di un ettaro e mezzo di media. Non a caso solo il 37% delle aziende olivicole è competitivo.
Nel 2018 inizia anche a diminuire il numero di frantoi attivi: se ne contano 4.036, che frangono non più di 5mila quintali di olive. Ma nel 2017 erano 4.870: un crollo del 17%. La crisi non scalfisce però i frantoi industriali, fermi a 220 unità.


da AgroNotizie, 30/1/2019