Carrubo e melograno: prospettive per la coltivazione in Sicilia

di Stefano La Malfa
Quali prospettive esistono oggi in Sicilia per la coltivazione di carrubo e melograno?
E’ questo l’interessante ed attuale quesito al quale ha cercato di fornire risposta la sezione Sud-Ovest dell’Accademia dei Georgofili con una giornata di studio che si è svolta a Pachino lo scorso dicembre. Coordinati dal Presidente della Sezione Prof. Francesco Giulio Crescimanno, si sono così succeduti a riflettere sul tema i tre relatori: Doron Holland dell’Agricultural Research Organization (ARO) di Israele, Alessandra Gentile e Stefano La Malfa del Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agrarie e Alimentari dell’Università degli Studi di Catania. Il pubblico presente, ricercatori e docenti, funzionari e tecnici dell’Assessorato regionale alle risorse agricole e alimentari, agronomi ed operatori del settore, nonché numerosi studenti, ha avuto modo di  costatare, attraverso la testimonianza diretta del Dr. Holland, uno tra i massimi esperti di melograno a livello internazionale, di come questa specie rappresenti una realtà consolidata nel panorama frutticolo di molti paesi del vicino e medio Oriente, dove beneficia di tutti gli interventi agronomici e dell’interesse da parte del mondo della ricerca generalmente riservato ai fruttiferi maggiori. Tale trend comincia a riguardare anche il nostro Paese dove si assiste a un significativo aumento delle superfici investite ed anche a una rinnovata attenzione scientifica soprattutto nel settore delle risorse genetiche e della trasformazione del prodotto. Notevole interesse ha suscitato la presentazione, da parte del Dr. Holland, di alcune tra le più interessanti varietà di melograno israeliane che rispondono agli imprescindibili vincoli qualitativi rappresentati dalla colorazione del frutto e dei grani e dalla masticabilità dei grani.
Un diverso destino colturale sembra invece riguardare il carrubo, sebbene in entrambi i casi si tratti di “fruttiferi minori”. Se nel caso del melograno si parla infatti, apertamente di industrializzazione della coltura, nel carrubo invece, la riduzione delle superfici investite prosegue inesorabile in Italia come altrove ed è solo parzialmente attenuata dalla realizzazione di nuovi impianti grazie alle misure sulla forestazione produttiva. Eppure è proprio la progressiva concentrazione della coltura nel sud est della Sicilia a renderla insostituibile dal punto di vista paesaggistico. E quella paesaggistica è solo una delle innumerevoli funzioni che la specie esprime; basti pensare all’unicum che questa specie rappresenta per l’utilizzo di entrambe le componenti del  frutto (polpa e seme) ed al ruolo che queste hanno per l’alimentazione umana. La mostra pomologica allestita in loco con accessioni di carrubo provenienti dai campi sperimentali dell’Università di Catania e con campioni di semi provenienti da una collezione dell’Università di Palermo ha permesso ai presenti di apprezzare l’elevato grado di variabilità intraspecifica che la specie esprime e la cui valorizzazione nel territorio rappresenta un’opportunità di sviluppo economico sostenibile.