Balla coi lupi

di Giovanni Bernetti
Il lupo si sta manifestando come una grave avversità per l’esercizio della  pastorizia in Toscana.  Non si sa bene quale importanza  l’assessore all’agricoltura della Regione  voglia dare al settore della pastorizia.  Meglio si è pronunciato l’assessore all’ambiente che è una signora che, forse non a caso,  porta un cognome  inglese. 
A proposito della Gran Bretagna, una cosa che ha sempre meravigliato è che questa nazione, nella sua lunga e articolata storia sia diventata una grande potenza marinara senza avere una ben che minima politica forestale. La Repubblica di Venezia  per quel poco di cabotaggio che faceva  nel Mediterraneo Orientale  aveva leggi e disposizioni per la sana gestione di boschi  che rifornivano l’arsenale. Ancor di più in Francia, nel 1669, Colbert, per produrre tanto legno  da varare una flotta più potente di quella inglese,  elaborò il primo atto organico di  politica forestale di livello nazionale.  Gli inglesi invece no; come se avessero voluto conservare i pascoli per la loro fiorente zootecnica.  Non c’è specie di animale domestico, dal cavallo alla gallina, che non abbia razze col nome inglese. Non sempre si ricorda che la brughiera tanto viva nel paesaggio e nell’ambientazione dei romanzi  inglesi  altro non è che una area disboscata, ridotta a formazione arbustiva che per secoli è stata mantenuta bruciando e ribruciando le eriche per favorire il  pascolo. Ma allora, il legno per fare le navi  gli inglesi dove lo trovavano?  Il legno veniva dalla Germania da cui gli inglesi avevano importato anche la  casa reale esportando in cambio uno scozzese commerciante di legname che fece un figliolo: Immanuel Kant. 
Certamente in un’isola come la Gran Bretagna  la produzione di  una fiorente zootecnia  era prioritaria in quanto  garanzia di sicurezza alimentare per tutte le stagioni;  strategicamente indispensabile, nel caso di blocchi navali da parte di potenze nemiche oppure di carestie per cause climatiche. 
Non so se oggi in Italia e in Toscana il concetto di sicurezza alimentare abbia interesse. Le ingenti importazioni di generi alimentari che si fanno  vengono giustificate dando per superati l’autarchia, il mercantilismo e i fisiocratici.  Minacce esplicite di carestia non ci sono, ma certamente,  in caso di una qualsiasi limitazione, i toscani non possono finire i loro giorni unti e ubriachi. 
Ci sono, dunque,  motivi per ritenere che ogni germe di azienda agricola o pastorale  abbia un interesse strategico. Gli impedimenti inutili vanno superati. La pastorizia attuale  non può essere uguale a quella di 60 anni orsono; oggi come oggi,  è quasi uno scherno raccomandare ai  pastori di prevenire i danni da lupo allevando cani e stando la notte a vegliare  accanto al gregge. Qualche fucilata, forse, ci vuole. Il Corpo Forestale dello Stato nel difendere i lupi non dovrebbe ritornare alla sua antica e storica lotta contro i pastori come al tempo della Milizia; ma  dovrebbe piuttosto orientarsi anche a sostegno delle attività agricole e pastorali presenti nelle aree marginali come al tempo della legge per la montagna.  


Dances with Wolves

As regards food safety, there are reasons to believe that every small arable or pastoral farm has a strategic interest. Needless obstacles must be overcome. Present-day pastoral farming cannot be the same as it was 60 years ago.   Today it would be a mockery to urge shepherds to prevent wolf damage by breeding dogs and keeping watch on the flock by night. Perhaps a few shots are needed. In defending wolves, the Corpo Forestale dello Stato should not return to its ancient and historic struggle against the shepherds as in the days of the Fascist Militia; but rather should turn to supporting those agricultural and pastoral activities located in marginal areas as at the times of the Mountain Laws.