Alberi e smartphones

di Francesco Ferrini
Un paio di giorni fa mi è capitato di vedere il film “Il professore e il pazzo”, uscito da pochi giorni in Italia. Il film prende origine da una storia vera riguardante l’amicizia tra un uomo enciclopedico e autodidatta (Murray), e il dottor Minor, un internato in un manicomio criminale, che lo aiuta a trovare l’origine delle parole della lingua utilizzata all’epoca in tutto l’impero britannico. L’impresa sappiamo che finì addirittura dopo la morte dei due studiosi. Un’opera mastodontica che è tuttora riferimento per la lingua inglese e l’origine delle sue parole.
L’uomo è da sempre stato spinto dalla curiosità, caratteristica che è, comunque, presente in molte specie animali. Secondo la più classica delle definizioni la curiosità è un istinto che nasce dal desiderio di sapere qualcosa. Ha aspetti emozionali che riguardando l’esplorazione, l’investigazione e l’apprendimento. Considerato un comportamento positivo sia nella scienza che nell’intelligenza, guida alla scoperta di nuove informazioni, il carburante della scienza e delle discipline dello studio dell’uomo.
Ecco, io sarei curioso di sapere qual è l’origine della notizia che circola riguardo a certe amministrazioni, ma anche privati cittadini, che capitozzano (ossia potano in modo da mutilarli per sempre e riducendo i benefici ambientali da loro forniti) o addirittura tagliano gli alberi, perché questi interferirebbero (come tutti i corpi che si frappongono alle onde elettromagnetiche, peraltro) con il segnale trasmesso dalla rete 5G.
Non dico che non sia vero, seppur abbia molti, molti dubbi al riguardo (ma non ho conoscenze tali da poter affermare il contrario). Ma pensiamo veramente che gli alberi vengano capitozzati o tagliati per questo motivo? Cioè per una cosa che ancora non c’è, che forse arriverà nel 2020, e della quale si sa ben poco (ripeto, io per esempio non ne so nulla, perché non sono esperto in onde elettromagnetiche).
Forse attribuiamo ai capitozzatori e a coloro che li sostengono un livello di conoscenza dell’ingegneria elettronica e di coscienza ambientale che non credo abbiano. Così come capita che sempre al 5G venga attribuito il motivo dell’abbattimento di alberi che vengono poi quasi sempre ripiantati. Sappiamo che la rete 5G permetterà la realizzazione di progetti avanzati come le auto connesse, l’Internet of Things, le Smart City e le Smart Home di nuova generazione. L’introduzione sarà progressiva e le vere implementazioni su larga scala arriveranno, si prevede, solamente negli anni successivi.
Non sappiamo, questo è vero, quali potrebbero essere le possibili interferenze. Ma basta informarsi per sapere che, per esempio, il segnale proveniente da una qualsiasi torre più alta di tre metri rispetto agli ostacoli non subirà alcun rallentamento (ma questo succede, credo, anche adesso col 3G e 4G).Il segnale sarà poi amplificato da piccoli ripetitori distribuiti nelle città o in prossimità degli edifici (come adesso) e ci sono diverse soluzioni già pronte per ovviare al problema. Io sono un pragmatico e non credo a complotti vari e a reconditi interessi.
Leggo, sento e vedo solo tanta ignoranza e una scarsissima coscienza ambientale che rende la nostra italica società fra le meno sostenibili e più egoiste del globo. Una società che non sembra voler realmente crescere e farlo in modo sostenibile.È vero che i singoli cittadini e le associazioni di residenti stanno acquisendo, seppur con ritardo rispetto ad altri paesi, un vivo interesse per la salute e la gestione degli alberi e ciò rappresenta un modo importante per i cittadini stessi per collaborare all’educazione e all’azione. Si vede che “c’è una maggiore consapevolezza di questa prossima generazione” (ci sono tante “Greta” sparse nel mondo) sull’importanza e il valore degli alberi.
Lo sforzo collettivo e l’istruzione così come i programmi governativi ben finanziati e diretti sono la chiave per preservare ed espandere le nostre foreste urbane tanto amate e tanto necessarie di fronte ai cambiamenti climatici. Non si deve però credere che la salvaguardia dell’ambiente debba essere affidata solo allo stato o agli enti pubblici che hanno difficoltà ad agire non solo per scarsità di fondi, ma anche per lentezze amministrative e burocratiche superabili solo con un cambiamento di rotta a livello legislativo.
È il cittadino stesso, col suo comportamento ecologicamente sostenibile, che può realizzare un’efficace e diretta azione di rispetto che armonizzi l’interesse del singolo con quella della comunità. Ma con ciò non devo travalicare certi confini e divenire fautore di integralismo ambientale che poco è utile alle future città e ai cittadini stessi.
Diffondere informazioni non corrette non solo è sbagliato, è deleterio e non ci farà mai crescere.


Da Economia&FinanzaVerde, 7/4/2019