La “Lotta Biologica Classica” ridiventa possibile in Italia

Pio Federico Roversi 11 settembre 2019

Negli ultimi anni l’incremento esponenziale degli spostamenti di persone e merci tra Paesi e Continenti hanno determinato un forte aumento nell’area mediterranea delle introduzioni accidentali di Insetti, Nematodi, Acari, Funghi, Virus e Batteri alieni dannosi alle piante agrarie, forestali e ornamentali. Valga per tutti l’esempio della Cimice asiatica Halyomorpha halys e la sua incontrollata diffusione epidemica per la quale le stime delle organizzazioni del settore frutticolo del centro nord Italia stimano, per il solo 2019, perdite superiori a 250 milioni di euro accompagnate ad un pericoloso aumento nell’uso di insetticidi ad ampio spettro con pesanti ricadute ambientali, senza che le azioni messe in atto abbiano consentito una efficace protezione delle colture.
Nel caso di organismi fitofagi come gli Insetti, provenienti da altri areali e in grado di dare luogo nei territori di nuova colonizzazione a vere e proprie “invasioni biologiche” favoriti nella diffusione dalla mancanza di fattori biotici di contenimento delle loro popolazioni, il ricorso alla “Lotta Biologica Classica” con l’individuazione nei luoghi di origine del fitofago di efficaci antagonisti naturali (parassitoidi, predatori, entomopatogeni) e la loro introduzione nei nuovi ambienti, rappresenta in vari casi, laddove le eradicazioni non siano più possibili, una strategia cardine per ricondurre questi organismi al di sotto della soglia di danno, ripristinando situazioni di equilibrio degli ecosistemi perturbati.
In tale contesto generale, nel recepire nel nostro Paese la Direttiva 92/43/CEE del 21 maggio 1992 relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, il DPR 8 settembre 1997, n. 357 e il successivo D.P.R. 12 marzo 2003 n. 120 non hanno previsto nessun percorso autorizzativo in deroga, bloccando nei fatti ogni intervento di Lotta Biologica Classica nel nostro Paese con utilizzo di antagonisti naturali introdotti da altri areali.
Il dibattito avviato negli ultimi anni dalla comunità scientifica italiana che si occupa di difesa delle piante da insetti dannosi alieni introdotti accidentalmente da altre aree geografiche, CREA Centro di Ricerca Difesa e Certificazione in primis, unitamente al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha finalmente ridato al nostro Paese la possibilità di realizzare interventi di Lotta Biologica Classica, sottolineando altresì giustamente l’indispensabilità di un percorso autorizzativo basato sull’esame di corrette analisi di impatto ambientale, condotte nel rispetto degli standard definiti dalla FAO e dall’EPPO. 
Con l’entrata in vigore il 20 settembre 2019 del DPR 5 luglio n.102 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 5/9/2019 (Regolamento modifiche dell’art. 12 del DPR 8/9/1997 n.357), al di là delle fredde notizie di ordine legislativo, si reintroduce infatti in Italia la possibilità di realizzare interventi di “Lotta Biologica Classica” a difesa della nostra agricoltura e dell’ambiente mediante il ristabilimento di nuovi equilibri naturali con l’impiego di antagonisti naturali per il contenimento al di sotto di soglie di danno delle popolazioni dei nuovi “Pest” che stanno drammaticamente decimando la nostra agricoltura. 

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Con gli scambi non si scherza

Dario Casati 11 settembre 2019

Si susseguono i colpi di scena in quella che ormai viene chiamata la guerra dei dazi. All’inizio di settembre sono entrati in vigore nuovi inasprimenti dei dazi imposti dagli US ad un insieme di merci cinesi che vale 300 miliardi di dollari dopo quelli decisi negli scorsi mesi. Puntuale è arrivata la risposta della Cina su due fronti: a) un ricorso formale alla Wto, l’Organizzazione Mondiale del Commercio che ha preso il posto del Gatt al termine del negoziato dell’Uruguay Round, per la violazione da parte degli US delle regole vigenti, b) contromisure cinesi nei confronti di merci statunitensi per un valore equivalente.
È una vera guerra e non una gara da seguire, come si fa per le competizioni sportive. In gioco vi è il futuro dell’economia mondiale. La sua crescita, dopo la buona ripresa del 2017 trainata dai paesi sviluppati, prima ha rallentato ed ora, almeno in Europa, è quasi in stallo. La violenta guerra dei dazi, con l’imposizione in apparenza casuale, ma in realtà mirata, di barriere tariffarie riduce il volume degli scambi e deprime il prodotto lordo mondiale. Per dirla in linguaggio giornalistico sta rendendo tutti più poveri. È una guerra vera e non virtuale che, al pari di ogni altra, non lascia sul terreno vinti e vincitori perché tutti ne escono sconfitti, come la teoria e la realtà economica insegnano.
Il successo dell’ultimo grande negoziato Gatt nel 1994 a cui parteciparono, aderendovi, quasi tutti i paesi del mondo, e la trasformazione del Gatt nella Wto hanno segnato il canto del cigno del primo, la svogliata nascita della seconda e, forse, la fine dell’era degli Accordi multilaterali. L’avvio stentato della Wto, minato anche dalla crisi mondiale, ha aperto la strada allo scatenarsi di nuovi egoismi che sembravano scomparsi e invece covavano sotto la cenere dell’apparente consenso. In politica il fenomeno si accompagna al confuso ritorno del sovranismo in molti paesi e in vasti strati di popolazione, quelli che, complice la crisi, sono rimasti indietro e non hanno beneficiato dei vantaggi dell’apertura degli scambi.
La comparsa di leader come Trump va vista anche in quest’ottica e non può essere sottovalutata considerandola una tipologia caratteriale individuale.  Si è aperta una modalità di svolgere le trattative che è bilaterale e vede il propagarsi di “duelli” fra paesi per imporre le proprie regole, al contrario della faticosa modalità multilaterale del Gatt/Wto che le estendeva a tutti i contraenti su basi di parità. Così facendo si torna alla legge del più forte, dal consenso negoziato si precipita nell’imposizione subita.

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Microbiota intestinale: l’importante ruolo dell’inulina

Mauro Antongiovanni 11 settembre 2019

Recentemente, nel mondo scientifico si è assistito ad un crescente apprezzamento del ruolo svolto dalla micro-popolazione del digerente di ruminanti e non ruminanti nel salvaguardare e mantenere svariate funzioni fisiologiche. Fra queste la digestione, l’utilizzazione dei nutrienti, l’esclusione selettiva dei microrganismi patogeni, lo sviluppo degli organi gastro-enterici, lo stimolo allo sviluppo ed al funzionamento del sistema immunitario, l’espressione genica intestinale e, in ultima analisi, la qualità dei prodotti animali. 
La messa al bando degli antibiotici in alimentazione animale, quali presidi nei riguardi della corretta composizione del microbiota intestinale, ha portato all’attenzione dei nutrizionisti un rilevante numero di prodotti naturali, possibili “sane” alternative ai farmaci. 

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Cucinare nella lavapiatti

Giovanni Ballarini 11 settembre 2019

Risparmio di acqua e di elettricità, abolizione delle stoviglie di plastica monouso che obbligherà a usare stoviglie da lavare, e unificazione di talune operazioni di cucina, potrebbero avere soluzione cuocendo taluni alimenti a bassa temperatura nella lavapiatti.
La cottura a bassa temperatura (CBT) avviene in più ore tra i 55° e i 60° centigradi in assenza d’aria o sottovuoto e ne possono beneficiare le carni, il pesce e le verdure inserite in buste di plastica per alimenti o vasi di vetro a tenuta stagna. I sacchetti di plastica devono rispettare la direttiva EU 2002/72/EC e i vasi a tenuta stagna devono esser riempiti completamente. Nei due tipi di contenitori va rimossa l’aria: non è necessario ricorrere a un’attrezzatura particolare, essendo sufficiente far uscire l’aria dal sacchetto premendolo bene con le mani, mentre nei vasi di vetro gli alimenti vanno inseriti ben stipati eliminando bolle d’aria. Possibile è riutilizzare più volte i vasetti e i sacchetti per il sottovuoto, lavandoli bene e asciugandoli all’aria.

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