La cucina di Leonardo

Giovanni Ballarini 10 luglio 2019

Nel 2019 ricorrono i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci che nella sua multiforme personalità è stato sommo pittore, scultore, architetto, tecnologo, fisico, geologo, musicista, poeta ma anche cerimoniere di corte, organizzatore di spettacoli e banchetti, di conseguenza divenendo anche appassionato di cucina.
Per questi ultimi aspetti Leonardo ha dovuto approfondire l’uso del fuoco, conoscere i sistemi di cottura e di pulizia delle cucine, se non inventare almeno diffondere l’uso dei tovaglioli da tavola, perfezionare alambicchi, impianti di cottura, forni e marchingegni documentati negli scritti, appunti, di segni e immagini che ci ha lasciato, argomenti che già nel passato hanno stimolato ricerche specifiche come documentano alcune pubblicazioni (Shelagh Routh, Jonathan Routh – Note di cucina di Leonardo da Vinci – Voland, 2005. Sandro Masci – Leonardo da Vinci e la cucina rinascimentale. Scenografia, invenzioni e ricette – Gremese Editore, 2006. Alessandro Vezzosi – Leonardo non era vegetariano – Dalla lista della spesa di Leonardo alle ricette di Enrico Panero – 2015).
In occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo, oltre una riedizione del libro di Sandro Masci (La cucina di Leonardo da Vinci – New Books, 2019. Mario Pappagallo – Il genio in cucina. Leonardo. La leggenda del Codice Romanoff e le tavole dei signori – Giunti, 2019. Luca Maroni – Leonardo da Vinci e il vino –2019. Guido Stecchi (a cura di) – La Tavola con Leonardo - I cuochi italiani interpretano il Genio di Vinci e il suo tempo- BellaVite Editore, 2019) è da segnalare il recente libro sulla cucina di Leonardo e su Leonardo in cucina di Carlo G. Valli (La pentola di Leonardo. Storie di corte, di vita quotidiana, di cibo, di cucina – CIERRE Edizioni, 2019).
Carlo G. Valli è docente universitario che da tempo e con metodo scientifico con felice successo si occupa di storia degli alimenti e delle tra-dizioni popolari. Nel suo libro su Leonardo da Vinci e il suo ruolo nella cucina, in centosessanta pagine efficacemente illustrate e con precisi e abbondanti riferimenti bibliografici, il Valli approfondisce l’attività di Leonardo come cerimoniere e regista di convivi non dimenticando la sua vita quoti-diana, dimostrando di conoscere e praticare le ricette del suo tempo e documentando la sua sensibilità ai prodotti della terra che comprova saper trattare e lavorare con perizia. Dai taccuini leonardeschi emergono anche le liste delle spese alimentari giornaliere che ci consentono di definire l’interesse per la vita, ma soprattutto i gusti gastronomici di Leonardo.

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Una nuova legge sulla protezione del suolo

Anna Benedetti 10 luglio 2019

Nei giorni 5, 6 e 7 giugno si è tenuta a Roma, presso la sede della FAO la settima assemblea plenaria della Global Soil Partnership (GSP). 
L’impressione generale che si è potuta ricavare dallo svolgimento dei lavori è stata molto positiva per il grandissimo fermento che la FAO è riuscita a generare sul tema del suolo e della sua protezione. Di anno in anno si percepisce l’accrescersi della consapevolezza sull’importanza del suolo per la vita sulla terra da parte di un numero sempre maggiore di Paesi, l’entusiasmo dei Paesi in via di sviluppo è coinvolgente, stimolante la dinamicità di altri Paesi che sono riusciti in qualche anno a realizzare progetti di potenziamento delle loro infrastrutture a supporto del suolo, fino alla istituzione, come nel caso della Tailandia, di un Centro di ricerca con più di 100 ricercatori dedicato al suolo per garantire un filo diretto con la GSP. I Paesi dell’U.E. più inerti, probabilmente perché molto più consolidati nella loro conoscenza sulla materia e quindi più restii ad accettare strategie politiche diverse.
Sono state illustrate da parte del Segretariato della GSP, dell’International Techical Panel (ITPS), dei Coordinatori dei Partenariati Regionali e dei Coordinatori dei Pilastri tutte le attività svolte nel corso dell’ultimo anno (giugno 2018-giugno 2019).
E’ stata illustrata una consistente mole di attività e di iniziative che a tutti i livelli sono state portate avanti da un numero sempre crescente di istituzioni che aderisce al partenariato diffondendo la cultura sul suolo a 360° fino a raggiungere la popolazione.
Il segretariato ha sottolineato l’importanza strategica che hanno avuto nell’implementazione delle attività le alleanze nazionali che si sono andate costituendo nel tempo, solo 9 a livello mondiale e 2 a livello euro-asiatico. L’Italia è una di queste. Si è fatto esplicito invito a tutti i Governi di dotarsi di una alleanza nazionale per facilitare il flusso di informazioni dal partenariato globale a quello regionale verso quello nazionale.
E’ stata ribadita l’importanza del National Focal Point per garantire il flusso delle informazioni, non tutti i Paesi aderenti si sono dotati di un NFP, ed anche là dove sono stati nominati, in alcuni casi non interagiscono con il Segretariato.

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Farfalle e falene “divine”

Santi Longo 10 luglio 2019

Per assegnare il nome scientifico a una “nuova” specie animale, il descrittore deve attenersi alle regole del codice internazionale dal quale è disciplinata la nomenclatura zoologica che, convenzionalmente, ha avuto inizio nel 1758, anno in cui venne pubblicata la decima edizione del Systema Naturae di Linnaeus, nome latinizzato del medico botanico svedese Carl von Linnè, al quale si deve l’affermazione della nomenclatura binomiale, che era stata inventata dal medico botanico svizzero Gaspard Bauhin (1560-1624). Numerosi naturalisti, da Aristotele (IV sec.a.C.) ad Alberto Magno (XIII sec.), avevano classificato i viventi adottando descrizioni complesse, cadute in disuso. Linneo, e i tassonomi che descrissero, o ridescrissero, le specie animali allora note, assegnarono a ciascuna di esse un doppio nome (nomenclatura binomia) combinando il nome del genere di appartenenza della specie, con un aggettivo che, frequentemente, derivava dal latino. Molti nomi assegnati, alle specie, sono di origine greca o latina. Restringendo lo sterminato campo di specie descritte, ad alcune fra le più note dell’ordine dei Lepidotteri, che include oltre 115.000 entità, ritroviamo numerosi nomi di generi e di specie che fanno riferimento ai mitologici “dei maggiori” greci e latini.

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La difesa dalle virosi degli agrumi alla luce della XXI Conferenza IOCV

Antonino F. Catara e Francesco Di Serio 10 luglio 2019

La XXI Conferenza dell’International Organization of Citrus Virologists (IOCV) ha celebrato l’evoluzione della ricerca virologica, sempre più caratterizzata dall’uso diffuso di tecnologie diagnostiche sofisticate. Al centro dell’attenzione sono l’identificazione dei patogeni virali che sostengono le singole malattie e lo studio della loro biologia. Elementi che facilitano le previsioni prognostiche ed epidemiologiche e, di riflesso, le misure di regolamentazione.
Grazie alle nuove tecnologie di sequenziamento ad alta prestazione (HTS), che consentono di rilevare con maggiore sensibilità virus, viroidi e batteri presenti nelle piante, l’elenco dei virus degli agrumi identificati e caratterizzati registra oggi ben 13 generi diversi. In molti casi nelle banche dati sono disponibili sequenze multiple di interi genomi di ciascuno di essi. Elemento questo che ha incoraggiato alcuni Paesi a sperimentare l’HTS nei programmi di quarantena e di certificazione fitosanitaria, se pur con criteri diversi e in affiancamento alle tecniche convenzionali biologiche e molecolari. 

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